OverBlog

Visualizzazione post con etichetta Panini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Panini. Mostra tutti i post

9 luglio 2012

Di estate, tregue, pancioni, pic nic e MacVeg :)

sandwiches alle zucchine 008editedtesto
Stampini da crème brûlée Emile Henry

Estate... La odioodioodio. Chi mi segue, lo sa.
Odio l'afa,respirare l'aria calda, l'appiccicume dei vestiti, la sensazione di sentirmi già sudata 5 minuti dopo essermi asciugata dalla doccia...Io e lei proprio non ci prendiamo.
Eppure...
Eppure, quando si tratta dei prodotti che questa stagione porta con se, un minimo di tregua tra noi si instaura: tra frutti multicolori e multisapori e verdure saporite e golose, un po' le perdono la sofferenza che mi infligge (non vi dico poi quest'anno, col pancione... A proposito, qui siamo entrati nel 7° mese: la pancia comincia ad essere di tutto rispetto :)).
Primavera ed estate poi chiamano anche pranzi all'aperto, gite fuori porta, pic nic.
Devo confessare che amo molto i pic nic, pur facendone pochissimi.
Un'opzione che trovo validissima in queste occasioni, è quella della torta salata, ancor più se ricca di verdura: con una portata si ha un pasto completo e goloso, senza fare un mezzo trasloco per portarsi dietro il pranzo.
In questo caso, l'idea è stata quella di fare una sorta di "pane" alle zucchine, profumato con una salsa al basilico, da farcire con mozzarella (di bufala se la trovate comme il faut, altrimenti una buona fior di latte) e pomodori freschi.
Una sorta di MacVeg Burger insomma :)

sandwiches alle zucchineeditedtesto
Stampi da crème brûlée Emile Henry

SANDWICHES CON PANE ALLE ZUCCHINE E BASILICO, RIPIENO DI BUFALA E POMODORI

Ingredienti per 2 sandwiches

120 gr di farina 00
10 gr di lievito per torte salate
2 uova
2 cucchiai di parmigiano + 2 cucchiai di pecorino grattugiati
200 gr di zucchine grattugiate (solo la parte verde, circa 3 zucchine medie)
10 gr di olio extravergine
30 gr di latte
sale (poco)
pepe bianco
1 mozzarella di bufala
pomodori a piacere


per la SALSA AL BASILICO

pesto 004editedtesto

1 cucchiaio di parmigiano + 1 cucchiaio di pecorino grattugiati
15-20 foglie di basilico
1 cucchiaio di pinoli
2 cucchiai di olio extravergine


Preparazione

Lavare ed asciugare bene le zucchine, prelevare solo la parte verde e tritarla.
Tenere da parte.
Preparate poi, in un macina spezie, la salsa al basilico, tritando tutto insieme: se piace si può aggiungere anche un pochino di aglio, nel mio caso ho omesso per mantenere il tutto più delicato.
In una ciotola a parte unire farina, lievito, poco sale e pepe: in un'altra mescolare le uova con olio, latte e salsa al basilico.
Unire ora il composto liquido al mix di farina, mescolare quel tanto da amalgamare il tutto ed unire le zucchine tritate.

sandwiches Collage
Stampi da crème brûlée Emile Henry

Ungere 4 stampini (e posizionare sul fondo della carta forno, fondamentale per evitare che il composto attacchi!), versare il composto ed infornare a 180° -in forno preriscaldato- per circa 30 minuti.
Una volta cotti, levare delicatamente dagli stampi e lasciar raffreddare.
Farcire poi con mozzarella di bufala (o, in mancanza, con una buona fiordilatte) e pomodori ben maturi.

sandwiches alle zucchine 005editedtesto
Stampini da crème brûlée Emile Henry

11 giugno 2010

Un formaggio che adoro ed un'idea veloce (come sempre ultimamente...)



Post formaggioso, dopo quello sul mio adorato Asiago Mezzano e non solo :).
Stavolta me ne torno in Svizzera però, alle mie altre origini...


Tête de Moine o formaggio di Bellelay.
Intimamente legata a quella dell'Abate di Bellelay, la storia del Tête de Moine debutta come racconto verso il 1140 quando Seiginand, prevosto di Moutier-Grandval costruisce una cappella nel luogo in cui aveva precedentemente ucciso un cinghiale...o meglio, una "belle laie" (bella scrofa).
La cappella diventa fondamentale per l'Abate di Prémontrés, che aveva la missione di trasformare spazi ancora selvaggi in terre fertili e rigogliose.
Dal 1192 si trova la prima testimonianza di produzione di formaggio da parte dell'Abate (apprezzato al punto che veniva usato come pagamento per sedare liti), usato come regalo per vescovi di Basilea o ancora come moneta di scambio.
Alla fine del 17esimo secolo gli agricoltori della zona poterono cominciare a produrre il Tête de Moine al fine di venderlo ad altri destinatari che non fossero solamente gli appartenenti al clero.
La prima traccia della denominazione Tête de Moine risale al 1790, in un documento del dipartimento di Mont-Terrible, all'epoca annesso alla Francia, intitolato "oggetti di prima necessità".
Il nome è stato scelto probabilmente per prendersi gioco dei monaci cacciati dal convento (Tête de Moine significa letteralmente Testa di monaco): il termine fa infatti subito pensare alla tonsura dei religiosi, così come la Girolle, lo strumento che si utilizza per raschiare il formaggio dalla forma, che ricorda l'atto del rasare la testa dei monaci stessi.

La zona di produzione ed origine del Tete de Moine è riconosciuta ormai dal maggio 2001 tra le zone di montagna del Jura svizzero: in particolare dei distretti di Franches-Montagnes e di Porrentruy, nel Canton Jura, e quelle di Moutier e di Courtlary nel Canton Berna.
L'area geografica appena menzionata comprende la regione di montagna e l'alpeggio compreso nella regione montana dei distretti di Franches-Montagnes, di Porrentruy, di Moutier e di Courtlary e la città di Saulcy.
Il Tête de Moine è un formaggio a denominazione AOC* (i formaggi con questo titolo vengono cioè realizzati col 100% di latte di provenienza della regione riconosciuta come quella di produzione, e vengono lavorati e fatti stagionare in aziende e cantine situate tassativamente nella suddetta regione di appartenenza) di latte vaccino crudo ed intero, con una percentuale di materia grassa minima del 51% ed a pasta semi cotta.

* Questa denominazione richiede regole molto specifiche e strette, sia per la produzione del latte che nella fabbricazione del formaggio e la sua maturazione
- il latte viene trasportato in azienda due volte al giorno, e deve essere trasformato meno di 24 ore dopo il suo arrivo in tini di rame
- la produzione, la trasformazione e la stagionatura del formaggio devono avvenire in zona di montagna
- la stagionatura del formaggio deve durare per un minimo di 2 mesi e mezzo nell'area geografica di origine in cantine umide (al 90%) e fresche (13-14°C) su banchi di abete rosso
- Le mucche possono essere alimentate solo con erbe di montagna o fieno
- l'insilamento è strettamente vietato
- il latte con cui si realizza il formaggio è crudo, è cioè un latte che non è mai stato portato ad una temperatura superiore a quella che aveva naturalmente all'uscita dalla mammella della mucca

Testo liberamente estratto e tradotto da Fromage de Suisse

croissants 3

Io sono follemente innamorata di questo formaggio.
In verità sono proprio una svizzera DOC quando si tratta di formaggi, perché li adoro: non tutti, ovviamente, ma (tanto per capirci) non ricordo un pranzo o cena a casa mia in cui sulla tavola non fosse presente la scatola dei formaggi.
Di affettati ne abbiamo sempre consumati pochi, mentre dopo la portata principale un pezzetto di pane col formaggio prescelto non ce lo facevamo mai mancare.
Il fidanzato invece è un vero appassionato di affettati, così un poco alla volta ho iniziato a fargli assaggiare i formaggi che più amavo.
- Ma davvero non ti piacciono i formaggi?
- Sì, davvero. mangio solo la mozzarella, la ricotta, il primosale ed il gorgonzola.
- No, senti, qui c'è qualcosa che non mi torna. Uno a cui non piacciono particolarmente i formaggi può anche consumare mozzarella, ricotta e primosale tutto sommato, essendo formaggi (anche se la ricotta non lo sarebbe nell'accezione vera del termine, ma insomma...) piuttosto delicati, ma poi non puoi dirmi che ti piace il gorgonzola, così forte e particolare!
Secondo me non hai mai assaggiato le versioni "come si deve" dei formaggi, perché sono convintissima che se li assaggiassi ti piacerebbero!
- Mhmm, non lo so...

Negli anni l'ho iniziato a diversi formaggi: il reblochon, il formaggio da raclette, tipica preparazione svizzera, i mix di formaggi per fondue (altro piatto svizzero molto diffuso e saporito), formaggi di capra vari -che a me per esempio non piacciono e che lui ha scoperto di amare-, il gruyère piccante, il taleggio, la fontina, l'asiago stagionato, il bitto, la ricotta di bufala...
Praticamente ne è venuto fuori che apprezza quasi più tipologie di formaggi rispetto a me :o)
Il Tête de Moine è stata la sua recente scoperta (non la mia :o)) e ne è nato l'ennesimo grande amore.
Cosumato così, su una fetta di baguette calda, oppure in un panino, o ancora grattugiato in qualche quiche.
Inoltre viene servito in una tipica forma a rosetta, molto graziosa e che fa scena senza davvero fare alcuna fatica .
Se tra voi ci fosse qualcuno che ancora non lo conosce ve lo consiglio fortemente.





croissants 2


CROISSANTS INTEGRALI CON TETE DE MOINE E NOCI



Ingredienti


croissants integrali (che -confesso- in questo caso ho acquistato ma che potete tranquillamente fare voi, seguendo magari questa ricetta)
insalata a scelta 
gherigli di noci
tête de moine
olio di noci




Preparazione


Ehm... 
Lavare l'insalata :D
Tagliare trasversalmente i croissants, riempirli con un poco di insalata (condita con un filo di olio di noci), qualche gheriglio di noce e qualche rosetta di formaggio.
Servire ;)

14 maggio 2010

Di quando si deve festeggiare, nonostante tutto...

maritozzi 8

Queste meraviglie le ho preparate sabato scorso: la domenica c'era in calendario la Festa della Mamma.
Certo è che quest'anno la mia mamma ha ben poca voglia di festeggiare alcunché, considerando che è senza alcun dubbio l'anno peggiore che potessimo mai immaginarci, causa un grave lutto che ci ha, ma soprattutto l'ha colpita.
Il suo compleanno l'abbiamo lasciato scivolare via come se nulla fosse, per sua stessa richiesta, ma la festa della mamma si doveva fare.
Nonostante l'anno schifoso, indiscutibilmente schifoso, questo non aveva nulla a che vedere con auguri di compleanno relativamente "vuoti".
In questo caso volevo farle qualcosa, piccola o grande che fosse, proprio perché ci tenevo a sottolineare che io ci sono.
Non potrò mai restituirle ciò che ha perso e che più vorrebbe al mondo, non potrò mai renderle ciò che tanto le manca, ma ci sono, e per lei ci sarò sempre.
Potranno essere piccoli gesti, pensieri, parole, carezze, abbracci, ma sarò sempre accanto a lei, per incazzarci insieme di ciò che è successo, per piangerne, per ridere dei bei ricordi e per rimpiangere quello che avrebbe potuto essere e non sarà.
Ma anche per sostenerla, per permetterle di aggrapparsi a me se sente che non ce la fa, per aiutarla a fare un passo dopo l'altro, cercando di ritrovare un po' di pace e dare respiro ad un cuore tanto pieno di dolore.
Ci sarò, per vivere con lei un dolore che non si può spiegare, ma soprattutto per aiutarla e per provare a superarlo insieme.
Oltre al "classico" mazzo di fiori ho scelto di farle dei maritozzi: certo, quelli standard sono dei paninetti semidolci da tagliare in mezzo e farcire con panna montata: quelli che ho scelto di fare sono la versione proposta da Luca Montersino nel libro "Croissant e biscotti", vuoti al centro e con crema pasticcera in superficie.
Sono davvero deliziosi e sono rimasti belli morbidi un paio di giorni.
Ho scelto di farle i maritozzi perché ne va matta, e ne andava matto Lui: idealmente li ho fatti per loro.
Sono una di quelle cose che le hanno riportato bei ricordi, privati e di cui non parlerò, ma questo era l'importante ed è ciò che ci serve: bei ricordi da portare in superficie e di cui nutrirci, per cercare di andare avanti, un passo alla volta.
Ti voglio bene mamma.

maritozzi 11

MARITOZZI secondo Luca Montersino

Ingredienti per 18 maritozzi:

500 gr di farina 00 W 360
80 gr di latte ( io ho usato 8 gr di latte in polvere ed 80 gr di acqua)
15 gr di lievito di birra fresco
175 gr di uova (circa 3 nel mio caso)
70 gr di zucchero semolato
15 gr di miele (ho usato quello di cardo)
8 gr di rum scuro
scorza di 1/2 limone se molto grosso (io ho usato gli Amalfi, enormi, se ne usate di normali fate la scorza di tutto un limone)
1 bacca di vaniglia
180 gr di burro morbido (non fuso, solo morbido)
8 gr di sale

per la crema pasticcera al limone (quella che uso io solitamente)

250 gr di latte
scorza di limone a piacere
1 uovo
70 gr di zucchero
25 gr di farina

Per spennellare:

50 gr di tuorlo
50 gr di panna

Per finire: 100 gr di gelatina di albicocche


Preparazione

Mettere nella ciotola dell'impastatrice lo zucchero, la farina, il latte in polvere (se lo usate) ed il lievito sbriciolato.
Unire le uova poco alla volta, mescolando col gancio, e dando tempo alla farina di assorbire i liquidi man mano.
A quel punto aggiungere anche l'acqua (o il latte, se non userete il latte in polvere), sempre poco alla volta, poi il rum, la vaniglia, il miele e la scorza di limone.
Quando si sarà formato un impasto omogeneo, sempre con l'impastatrice in movimento aggiungere in 3-4 volte il burro, dando sempre il tempo all'impasto di assorbirlo prima di aggiungerne dell'altro.
Procedete fino a terminare il burro, poi aggiungete da ultimo il sale e lasciate lavorare l'impastatrice finché l'impasto sarà incordato per bene:

maritozzi 1

Coprite la ciotola con pellicola e lasciate in luogo caldo a lievitare finché non sarà raddoppiato di volume.

Ora potete dedicarvi a realizzare la crema pasticcera come al solito.
Mettete il latte a scaldare con la scorza di limone, mentre in una ciotola sbatterete l'uovo con la farina e lo zucchero. Versate un poco di latte caldo sul composto, mescolate e una volta stemperato aggiungetelo al latte rimanente.
Mescolate bene sul fuoco, finché la crema si addenserà.
Mettete in una ciotola, coprite con pellicola "a pelle" e lasciate raffreddare (più velocemente raffredda meglio è, perché così si riduce il formarsi della carica batterica. Mettete magari la ciotola con la crema sopra ad una ciotola con acqua e ghiaccio, e appena a temperatura ambiente mettetela in frigo).

A quel punto rompete la lievitazione, impastate leggermente, chiudetelo nella pellicola e mettete in frigo per 3 ore circa (io avevo una dannata fretta ed ho messo 45 minuti in frigo e 20 in freezer... è andata bene anche così).
Recuperate l'impasto, porzionate (io ho fatto palline 18 palline da 60 gr) e con ogni pallina fate dei salsicciotti, che metterete a lievitare su una teglia rivestita di carta forno, ben distanziati ed alternati.
L'ideale per questa lievitazione sarebbe un ambiente caldo ed umido, se non fosse il vostro caso -per l'umidità- avvolgete la teglia in un sacchetto di plastica o sigillate con pellicola.
Lasciate lievitare fino a quasi il raddoppio del volume, ed a quel punto portate il forno a temperatura, che dovrà essere di 180°.

Collage di Picnik

Preparate la miscela di tuorli e panna, spennellatela sui maritozzi e poi mettete la crema pasticcera ormai fredda in un sac-à-poche.
Spremete una striscia di crema sulla superficie dei maritozzi (** vedi nota sotto) ed infornate per circa 12-15 minuti, o fino a che saranno dorati.

Collage di Picnik

Una volta cotti intiepidite leggermente la gelatina di albicocche per renderla nuovamente bella fluida e spennellatela sui maritozzi ancora caldi.
Spostateli poi a raffreddare completamente su di una gratella.

maritozzi 12

(**) Come potete vedere dalla foto dei maritozzi pronti da cuocere, ho voluto esagerare con la crema pasticcera: oltre alla striscia di impasto ho voluto aggiungerne sopra un altro po'. Non ve lo consiglio: dovendoli spennellare prima della cottura in forno i paninetti diventano "viscidi" e scivolosi, e la crema pasticcera in alcuni pezzi tende a scivolare di lato durante la cottura.
Aggiungendo come ho fatto io un altro poco di crema, ho reso il tutto ancora più instabile: la crema è rimasta sulla superficie di circa la metà dei maritozzi, negli altri è scivolata di lato.
Cercate quindi di metterne una dose giusta e ben al centro, così da evitarvi il problema.

6 dicembre 2009

Grittibänz

Vi presento questa preparazione più perchè desidero parlare di alcune tradizioni legate alla Svizzera, il mio Paese natale, che non perchè abbia qualche passaggio particolare.

Sono nata e cresciuta in Svizzera, da genitori uno italiano e l'altro svizzero, in un Cantone Ticino in cui molto spesso capita di sentirsi più prossimi alla vicina penisola che non ai connazionali (per esempio) di Basilea o Zurigo: almeno, per me è sempre stato così.
Nonostante ci siano, nelle tradizioni nazionali e religiose, molti punti in comune, capita anche che ci siano diversi modi di festeggiare o ricordare un determinato evento o santo.
Da ragazzina facevo sempre una gran confusione.
"Allora, fatemi capire: la Befana in Italia quando viene?"
"Il 6 gennaio."
"No, da noi in Svizzera viene il 6 dicembre, con San Nicolao."
"Ma no! La Befana è il 6 dicembre ti dico!"
"No invece, il 6 gennaio i tre Re Magi arrivano alla grotta per vedere Gesù Bambino!"
"Ma scusa, allora il 6 gennaio, la Befana non vi porta i doni? Dolcetti, caramelle, o carbone se non siete stati bravi?"
"No. La Befana aiuta San Nicolao a portare mandarini, frutta secca, torroncini e cioccolata il 6 dicembre."
".........."
".........."
"MAMMAAAAAA, com'è sta storia della Befana, di San Nicolao e dei Re Magi????"

 Ebbene sì, per noi scfizzeri :) la Befana accompagna San Nicolao il 6 dicembre, e per ricordare questo evento si è scelto di creare dei pani apposta.
Ecco un po' della loro storia, in particolare del Grittibänz, il pane che ricorda San Nicolao.

[...] estratto da www.swissworld.org/it
La Svizzera afferma di essere la nazione con la più grande varietà di pane - più di 200 tipi diversi, un numero che si avvicina a quello dei suoi formaggi.

Ogni cantone ha il proprio tipo di pane, ed esiste tutta una serie di pani speciali che vengono infornati per le varie occasioni: battesimi, matrimoni, funerali, feste religiose e in tempo di carnevale. E, ovviamente, a ogni tipo di pane sono legate storie e tradizioni.
Alcuni di questi pani vengono fatti per commemorare determinati santi. [...]

Il pane ha da sempre un profondo significato per tutte le culture ed è radicato in molte religioni, miti e usanze come simbolo di nutrimento e di vita.

In Svizzera le usanze legate al pane sono particolarmente numerose nel periodo di Natale, di Carnevale e dell’Epifania.
Il «Grittibänz» si ritrova nel periodo prenatalizio, la treccia a Capodanno e il dolce dei Re Magi per il 6 gennaio: ogni prodotto di panetteria ha una sua storia.
I pani vengono modellati in forme speciali, che rappresentano solitamente l'uomo, gli animali o delle figure simboliche. Nel significato originario, dovevano proteggere da malattie, sfortuna e fame e ancora oggi sono considerati dei portafortuna.
E qui arriviamo al nostro San Nicolao, ricordato il 6 di dicembre.

[...] Le effigi di pane vendute in questa giornata prendono nomi diversi secondo la regione di provenienza: Hanselmanne, Grittibänz, Bonhomme sono solo alcuni.
Nella Svizzera centrale per il giorno di San Nicolao secondo la tradizione veniva preparato un tipo di pane a forma di chioccioline o uccellini.
Oggi il “Grittibänz”, un ometto di pane, è largamente diffuso in tutto il paese.[...]
L’origine di questo pane, che in alcune regioni viene chiamato anche «Elggermaa» o «Grättima» risale al XVI secolo.
Il 6 dicembre gli scolari percorrevano le strade dei paesi in un corteo, alla cui testa vi era uno scolaro vestito da San Nicolao. Alla fine tutti ricevevano un «Bollwecken» (filone di farina bianca), che aveva la forma di un corno di stambecco.
«Bänz» è l’abbreviazione di Benedetto, un nome che, in determinati periodi, era talmente diffuso da essere utilizzato come sinonimo di «uomo». «Gritti» deriva invece dalla parola «Grätsche» (divaricato).
«Grittibänz» pertanto significa «uomo con le gambe divaricate».[...]


Alla fine di tutta la storia, il Grittibänz è un omino di pasta di pane al burro leggermente zuccherata.
Non sono riuscita a reperire una ricetta originaria, perchè probabilmente ogni panetteria sfornava la sua versione.
In ogni caso è un pane leggermente dolce, soffice e un po' burroso: mi ricorda un po' la treccia al burro (di cui invece ho la ricetta e che trovate qui).
Essendo anche la treccia un pane legato sia a questo periodo dell'anno (Capodanno) sia a questa serie di tradizioni, ho pensato di realizzare i miei Grittibänz proprio dando un pochino di dolcezza a quell'impasto.
Poca poca, perchè non è una brioche.

Edit: se voleste leggere di altre tradizioni legate a San Nicola fate un salto da Ciboulette: non vi pentirete del passaggio! ;)

collage gritti

GRITTIBÄNZ (pane svizzero di San Nicolao)

500 gr farina 00
60 gr di burro a temperatura ambiente
10 gr di sale
60 gr di zucchero
1 uovo sbattuto
22 gr latte intero in polvere
220 ml acqua (se non avete il latte in polvere, non mettete l'acqua ma pari dose di latte fresco)
1 cubetto lievito fresco (io la preparo spesso usandone 12 gr, ma in quel caso i tempi di lievitazione aumentano)

 
Preparazione

Intiepidire il latte e sciogliervi il lievito.
Versare la farina in una ciotola (questo è un impasto piuttosto appiccicoso, è ideale un'impastatrice qualsiasi per aiutarvi), mescolarvi zucchero e sale e unire 3/4 dell'uovo sbattuto (il rimanente vi serve per spennellare il pane).
Aggiungete un po' alla volta il latte e continuate ad amalgamare la farina poco per volta.
Quando il tutto diventerà un composto omogeneo, unite poco per volta il burro morbido.
L'aspetto è molto molle e appiccicoso, ma non dovete aggiungere farina: con l'impastatrice basterà attendere una decina di minuti e vedrete che l'impasto verrà perfetto.
Anche a mano, dovrete armarvi di pazienza e olio di gomito, perché solo impastando bene e sbattendo la pasta sul piano di lavoro riuscirete a far uscire il glutine e a far si che l'impasto prenda la giusta consistenza.
Lo sentirete cambiare consistenza di minuto in minuto, ma dovrete lavorarlo almeno 10-15 minuti.
Quando l'impasto si staccherà più semplicemente dal piano di lavoro, allora è pronto.
Mettetelo in una ciotola capiente, coprite con pellicola e fate lievitare a temperatura ambiente finché sarà raddoppiato (1 ora, 1 ora e mezza circa).

Collage omino

Formare gli omini di pane (o le chioccioline, o quel che preferite) e lasciate lievitare per il tempo necessario a scaldare il forno a 180°.
Spennellate con l'uovo rimanente (allungato con un goccio di latte o panna) e cuocete per circa 20-25 minuti.

15 ottobre 2009

Piadina bis, stavolta con lievito naturale

Questo post è nato praticamente subito dopo aver postato la ricetta della piadina sottile.
Quella della ricetta è una piadina molto sottile, e nonostante io la trovi ottima, ho una nettissima preferenza per la piadina più cicciotta (che grazie a Sabrina ho scoperto essere la piadina più tipica della zona imolese, mentre quella grande e sottile è più caratteristica della costa romagnola).
Chiacchierando su Facebook proprio con Sabrina mi salta fuori che esiste un locale in cui realizzano la piadina con lievito naturale.
Cosaaaaaaa? Esiste questa cosa splendida e non lo sapevo???
Scoperto, sperimentato. :)
Sono partita dalle dosi di farina, strutto e sale della ricetta precedente, ed ho aggiunto 80 gr di lievito naturale regolando poi la dose dell'acqua.
Ne ho ricavato 7 piadine, grandi come la mia mano, cicciottine e morbide: una goduria allo stato puro!
Questo è proprio quello che mi piace tanto dell'aver aperto un blog: la voglia di condividere i saperi che crea altre conoscenze, ampliando sempre più i confini...

piada2

PIADINA CON LIEVITO NATURALE

Ingredienti per 7 piadine (di circa 16 cm di diametro)
250 gr di farina 00
80 gr lievito naturale
50 gr di strutto
5 gr di sale
acqua o latte q.b


Preparazione

nel bicchiere dell'impastatrice (o in una ciotola) sciogliere il lievito naturale in 4-5 cucchiai di acqua.
Mettere poi la farina, il sale e lo strutto: impastare una decina di minuti almeno, aggiungendo a filo l'acqua necessaria per ottenere un composto liscio e morbido.
Lasciate lievitare coperto con pellicola fino al raddoppio delle dimensioni (nel mio caso 3 ore, ma dipende dalla forza del vostro lievito).

Dalla palla ricavare 7 pezzi, fare delle pallettine e lasciar riposare, coperte con della pellicola o un canovaccio, per 15 minuti.
Stendere le palline col mattarello, cercando di ottenere dei cerchi.
Arroventare una padella in ghisa (se siete fortunati arroventate il testo, lo strumento che sarebbe indispensabile per la cottura delle piadine), dev'essere veramente calda.
Una volta pronta metteteci dentro una piadina, lasciatela cuocere finchè tenderà a gonfiarsi e guardando sotto vedrete delle parti colorite qui e là: rigiratela e finite la cottura. Per ogni piadina saranno sufficienti un paio di minuti.

piada3

nota: le proporzioni di lievito naturale usate non sono casuali. Normalmente il lievito naturale entra nelle ricette con una proporzione di 1:3 con la farina (su 300 gr di farina andranno circa 100 gr di lievito). Questo vale più o meno sempre, ma le dosi possono variare (aumentando o diminuendo) a seconda del vostro lievito, dalla forza che ha. I tempi di lievitazione variano molto anche in funzione della ricchezza dell'impasto: un pane contenente solo acqua, farina, sale e lievito -a parità di condizioni- lieviterà più velocemente di un impasto da panettone per esempio, ricco di grassi.

14 ottobre 2009

Avete una storia da raccontarmi?

piadina1

Sono sicuramente una di quelle persone dalle origini variegate: tra Francia, Svizzera, Lombardia, Lazio, Veneto e Trentino Alto Adige  le mie radici attecchiscono un po' qui e un po' là. Tra le varie regioni non compare l'Emilia Romagna, lo ammetto, e quanto mi sarebbe piaciuta una nonna che mi insegnasse tutti i trucchi dei meravigliosi piatti esistenti lì!
Non avendo appunto riferimenti in famiglia, quando ho voluto cimentarmi nella realizzazione delle piadine mi sono dovuta arrangiare, leggendo e sperimentando ciò che trovavo in rete e sui libri di cucina acquistati.
Ho avuto diversi pessimi risultati, poi a forza di modifica qua e cambia là sono arrivata a questa ricetta.
Non ha assolutamente alcuna pretesa di correttezza, originalità o chissà che altro titolo, solo ho ottenuto i risultati che volevo con queste proporzioni.
E colgo l'occasione anzi per chiedere a qualche eventuale romagnola/o di passaggio da queste parti di dirci la sua ricetta della piadina, ed eventuali racconti ad essa legati.
Aspettando, beccatevi questa! :)

piadina

PIADINA

Ingredienti per 4 piadine grandi
250 gr farina 00
50 gr strutto
5 gr sale
acqua q.b


Preparazione

Mettere nel bicchiere della planetaria la farina, il sale e lo strutto: impastare, aggiungendo a filo l'acqua necessaria per ottenere un composto liscio e morbido.
Dalla pallina ricavare 4 pezzi, arrotolarli e lasciarli riposare, coperti con della pellicola o un canovaccio, per 15 minuti.
Stendere le palline col mattarello, cercando di ottenere dei cerchi.
Arroventare una padella in ghisa (se siete fortunati arroventate il testo, lo strumento che sarebbe indispensabile per la cottura delle piadine), dev'essere veramente calda.
una volta pronta metteteci dentro una piadina, lasciatela cuocere finchè tenderà a gonfiarsi e guardando sotto vedrete delle parti colorite qui e là: rigiratela e finite la cottura. Per ogni piadina saranno sufficienti un paio di minuti.
Lasciate intiepidire e farcite a piacere (nel mio caso: robiola, crudo e valerianella).

nota: se trovate lo squacquerone, provatelo. E' di un buonooooooo. (io ora al super lo trovo ogni tanto, se non ricordo male della Granarolo...)

Aggiornamento: ecco chi ha voluto condividere la propria ricetta con me... Grazie!
Sabrina
Valentina (e qui con uno dei ripieni classici)
Daniela con la sua ricetta :
1 Kg. di farina
20 gr. di sale
40 gr. di lievito
140 gr. strutto (ma io uso l'olio di oliva)
acqua o latte tiepidi per impastare (io uso un pò e un pò...inizio con il latte e finisco con l'acqua...)
al posto del lievito uso 40 gr. di "dose" x farina, la compro dal mio spacciatore di fiducia ,ooops...scusa dal fornaio!!Non so dirti cosa ci sia nella "dose" ma dovrebbe essere un misto di bicarbonato e lievito, so che qui da noi si vende abitualmente nei forni (il panettiere in pratica...) e quando la chiedi tolgono da sotto il banco un barattolone pieno di polvere bianca...che sia per questo che si chiama dose??
Paola

14 settembre 2009

Di nuovo Nigella...ma i semi stavolta! :)

panini

Temperature umane (22°), giornata grigia e piovosa, voglia di cucinare, niente pane in casa. Tutto questo messo insieme ha dato vita a dei piccoli paninetti.
L'idea era di testare una ricetta trovata su uno dei miei tanti libri, così mi sono messa al lavoro.
Mentre impastavo il composto mi sono subito resa conto che le dosi indicate davano vita ad un composto che non mi avrebbe mai e poi mai permesso di arrivare al risultato previsto dalla ricetta: troppo morbido.
Piuttosto indispettita, mentre l'impasto lievitava ho pensato ad un modo per ottenere qualcosa di carino e buono anche senza poter fare esattamente ciò che la ricetta originale indicava. Ho deciso che concederò a quel libro un'altra possibilità, ma sarà l'ultima!

In ogni caso quelli ottenuti sono dei buonissimi paninetti, che ho aromatizzato con diversi semini provando finalmente anche quelli comprati a Parigi. I semi di Nigella sono veramente divini: ricordano vagamente la cipolla, e sono molto piacevoli ed aromatici.
Il pane che si ottiene assomiglia vagamente alla ciabatta. Rimane piuttosto pallido e soffice, ma la mollica morbida è piacevole e, facendo tanti panini monoporzione, l'interno soffice si bilancia con la crosticina superficiale.

Penso che sarebbero molto carini e d'effetto anche fatti col tigraggio previsto dal pane leopardato.

paniniok

PANINI DI PANE BIANCO AI SEMI

Ingredienti per circa 15 paninetti

500 gr di farina bianca forte (per pane)
10 gr di lievito di birra fresco
350 ml di acqua (io ne metterei 310-320. Con questa dose ho dovuto aggiungere circa 40 gr di farina)
10 gr di sale

semini vari (semi di sesamo -bianco e nero-, di papavero -bianco e nero-, di cumino, di nigella)


Preparazione

Mettete nella ciotola dell'impastatrice la farina ed aggiungete l'acqua in cui avrete sciolto il lievito. Iniziate ad impastare e da ultimo aggiungete il sale.
Essendo un composto piuttosto liquido ho preferito usare il gancio a K anzichè il classico gancio per lievitati ed ha incordato effettivamente meglio di quanto stesse facendo il gancio classico (ho fatto lavorare per 15 minuti).

Coprite con della pellicola o un canovaccio e lasciate riposare per un'ora circa (temperatura di casa sui 23°, un'ora era esattamente il tempo necessario nel mio caso).

Spolverizzate di farina un foglio di carta forno, poi rovesciateci il composto, cercando di dargli forma rettangolare. A questo punto avvolgetelo come fosse un rotolo, inumidite la parte finale dell'impasto ed incollatela bene, mettendo il rotolo in modo che la giuntura resti sotto.
Spolverate la superficie di farina e coprite con un canovaccio, lasciando riposare 30 minuti.

Intanto preriscaldate il forno a 220°.
Passata la mezz'ora, posizionate il salsicciotto su un tagliere (è per questo che la carta forno torna comoda, per spostare tutto) e tagliate delle fette spesse circa 3-4 cm: adagiatele su uno dei lati tagliati nella teglia foderata di carta forno e spolverizzate coi semini che più vi piacciono.

Infornate per circa 10-12 minuti e lasciate poi raffreddare su di una gratella.



panini2

7 giugno 2009

Hot dog o cold salmon... ;)

panino farcito

Oh là!
Dopo qualche settimana di caldo infernale pre-estivo le temperature si sono un po' abbassate, per fortuna!
Ora che la cucina nuova è quasi fatta (mancano giusto gli sgabelli e alcuni piccoli dettagli, ma il grosso è fatto) la voglia di ributtarsi a spignattare nel mio regno è tornata prepotentemente. Ieri avevo notato di avere un cubetto di lievito di birra fresco in frigo, e sapevo per certo che vi stava soggiornando ormai da un po'.
Adorando i lievitati e non facendone da un po' ho pensato che potesse essere la giornata ideale per buttarsi sul panetto di lievito e farne qualcosa di buono.
La scelta è ricaduta sui panini da hot dog.
Sono dei panini al burro, soffici soffici e profumati al sesamo. Cambiando la forma si ottengono ovviamente anche i classici panini da hamburger.
Non avevo gli ingredienti adatti per farcirlo in modo classico, ma in frigo c'era del salmone scozzese affumicato che mi guardava ammiccante: non ho saputo dirgli di no ed è entrato di diritto nel panino, che non ha assolutamente risentito del cambio...:)

panino farcito 2

PANE PER HOT DOG

Ingredienti per 6 panini:
325 gr farina bianca per pane
6 gr sale
1 cucchiaino malto d'orzo (o zucchero di canna)
25 gr burro a cubetti
6 gr lievito fresco
200 ml latte temperatura ambiente
1/2 uovo grande, sbattuto

Per terminare
3 cucchiai latte
1 bella presa di sale
semi di sesamo

Preparazione
Mescolate farina, sale e zucchero in una grande ciotola, aggiungete il burro a cubetti e amalgamatelo pizzicandolo con le dita, finché avrete un impasto a piccole briciole.
Fate una fontana al centro.
Sbriciolate il lievito in un bicchiere, quindi versateci il latte per ottenere un liquido omogeneo: versate nella fontana l'uovo insieme al latte, incorporate gradualmente la farina nel liquido fino ad ottenere una pasta morbida, ma non appiccicosa.Lavorate la pasta una decina di minuti (a mano, con la planetaria ne basteranno 5), finché risulterà morbida, omogenea e molto elastica.
Mettete nella ciotola, coprite con pellicola e lasciate lievitare in luogo tiepido per circa 1 ora.
Trasferite l'impasto su una superficie da lavoro leggermente infarinata e schiacciate con le nocche per sgonfiarlo: dividetelo in 6 parti uguali.
Modellate ogni pezzo a forma di cilindro o di salsiccia della lunghezza di circa 15 cm, quindi assottigliate leggermente le estremità stringendo con le mani.
Sistemate i panini sulle teglie, coprite con pellicola leggermente unta e lasciate lievitare circa 35 minuti, finché avrà raddoppiato il suo volume.
Nel frattempo preriscaldate il forno a 230°.
Spennellate i panini con il latte mescolato al sale e cospargeteli di semi di sesamo.

panini crudi

Cuocete 5 minuti, poi abbassate la temperatura a 200° e proseguite altri 5-10 minuti, finchè saranno dorati.
Per mantenere morbida la superficie dei panini lasciateli raffreddare su una griglia metallica coperti con un canovaccio asciutto.



Ed ora bando alle ricette e passo ad elencare i ringraziamenti dovuti a tutte quelle di voi che hanno pensato a me e mi hanno lasciato premi in giro per blogs!

Grazie mille a Lady Cocca ed a Pagnottella che mi hanno assegnato questo caldo premio



Grazie a Stefania, che mi ha assegnato il seguente (già ritirato qualche giorno fa da Lady Cocca, ma il ringraziamento è comunque d'obbligo!)

Ragazze, siete tutte carinissime a pensare a me per i premi: il tempo è quel che è e non ce la faccio davvero a girare a mia volta tutti i pensieri carini che mi dedicate: al pelo riesco a ringraziarvi tutte quante! Spero che non me ne vogliate quindi se non li giro a mia volta, ma proprio non ce la faccio, anche perchè dovrei girarlo ogni volta praticamente a tutte voi, che siete bravissime e ve li meritereste sempre.

Quindi un abbraccio cumulativo e stritolante ed un grazie a tutte.

23 aprile 2009

Un panino da raccolta :)


Questo panino è un classico a casa mia.
Il polpettone è uno di quei piatti versatili e saporiti, che anche una volta avanzato è possibile riciclare più che degnamente anche il giorno seguente.
Io ne preparo sempre di più volutamente, perchè al mio fidanzato questo panino, semplicissimo e di facilissima esecuzione, piace molto.
Con poca fatica lo accontento...Potrei non approfittarne? ;)



PANINO CON POLPETTONE (ALLE FETTE BISCOTTATE INTEGRALI), SONGINO E MAIONESE

Ingredienti per il polpettone

350 gr macinato di manzo
1 uovo grande
parmigiano a piacere
noce moscata a piacere
prezzemolo a piacere
7-8 fette biscottate integrali sbriciolate (oppure del pangrattato, oppure ancora del semolino, o ancora del pane raffermo ammollato nel latte/acqua)
2 cucchiai di olio
sale
pepe


per finire il panino

2 fette di pane di semola di grano duro (se trovate il pane di Altamura non fatevelo scappare)
maionese
senape
insalatina a piacere (io uso il songino, o formentino, o gallinella che dir si voglia)


Preparazione

Mescolare la polpa di manzo con la polvere ottenuta sbriciolando le fette biscottate al mixer: unire l'uovo, un pizzico di sale, pepe, noce moscata, parmigiano a piacere e prezzemolo.
Impastate bene con le mani, così da sentire la consistenza del composto: dev'essere morbido ma deve staccarsi dal recipiente in cui lo state lavorando.
Fate una palla di composto, depositatela su della pellicola stesa sul tavolo e arrotolate nella pellicola stessa: date la forma del polpettone, avvolgetelo bene e riponete in frigo per una mezz'ora, affinchè il composto si stabilizzi.
Fate scaldare un po' d'olio in una padella e mettete a rosolare il polpettone.
Rosolate da ogni lato, poi quando avrà assunto un bel colore dorato, sfumate con del vino, fate evaporare l'alcool, coprite con un coperchio, abbassate il fuoco al minimo e cuocete per 20-25 minuti, rigirandolo di tanto in tanto ed eventualmente aggiungendo ancora un po' d'acqua se servisse.

Tagliate due fette di pane alte un centimetro ciascuna.
Se lo consumate al momento fatele tostare sui lati esterni, così da avere una crosticina croccante.
Spalmate un velo di maionese su di una fetta e cospargetela di songino: adagiatevi qualche fetta di polpettone tiepido, spalmate un velo di senape sull'altra fetta che poi chiuderete sulla carne.
Tagliate il panino e...buon appetito!


Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Desperate Houseviz "Ricette da schiscetta".


Questo panino è la schiscetta che almeno una volta al mese finisce sotto le fauci del mio fidanzato. Non potevo davvero non partecipare alla raccolta con questo presupposto! :)