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26 febbraio 2013

Girelle pericolose per i 4 anni di blog

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4 anni insieme, vi rendete conto?
Quando ho aperto Fragola  e Limone speravo tanto che non fosse un fuoco di paglia, di riuscire a portare avanti questa creatura che mi ispirava tanto amore e passione. Temevo che l'impegno, a lungo andare, mi avrebbe stufata o che altri interessi avrebbero preso il sopravvento, invece l'amore è cresciuto, la voglia di dedicarmici sempre la stessa, la speranza di ritrovarci qui a dire più o meno le stesse cose tra altri 4 anni, concreta.
Tanti auguri a me quindi, l'autocelebrazione è d'obbligo. :)
Ma veniamo a noi.
Le girelle che vedete in foto sono pericolose, per due ragioni:
1. appena sfornate, tiepide, sono una droga anche per chi non è un grande appassionato di cioccolata come me.
2. se lasciate lì 2 giorni diventano oggetti contundenti alla stregua di sassi, quindi se avete tra i piedi qualcuno che vi sta sulle balle potete tranquillamente usarle per ferire il/la malcapitato/a. :)
E' uno di quei prodotti che danno il loro meglio fatti e mangiati, al massimo nelle 24 ore: avete presente i muffins? Anche quelli sono squisiti appena fatti ma tendono a perdere molto del loro goloso fascino nel giro di poche ore.

Tenete conto di una cosa.
Queste girelle sono buonissime glassate (come leggerete nel post) ma si possono finire anche con semplice zucchero a velo come vedete nelle foto.
Considerate che l'impasto è quasi neutro, il dolce si sente pochissimo, quindi lo spunto dolce lo avrete principalmente dal ripieno e dalla finitura di zucchero o glassa.
Scegliete voi quel che preferite, ma se optate per lo zucchero sappiate che vale il detto melius abundare quam deficere. Detta 'gnurante, dateci di brutto. :D

Per la merenda del pomeriggio sono perfette.

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GIRELLE AI 3 CIOCCOLATI

Ingredienti 

450 gr di farina 0 
1 cucchiaino raso di sale
70 gr di zucchero vanigliato
200 gr di latticello (se non l'avete usate il latte)
8 gr di lievito di birra fresco
50 gr di burro morbido (non fuso, solo ammorbidito)
1 uovo

per il ripieno
crema di nocciole e cioccolato

gocce di cioccolato bianco
gocce di cioccolato fondente

per la glassa
3 cucchiai di sciroppo d'acero
85 gr di burro
100 gr di zucchero vanigliato
5 cucchiai di latte


Preparazione

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Mettere nella ciotola dell'impastatrice la farina, lo zucchero ed il lievito sbriciolato: azionare la macchina e versare in 3 volte il latticello, dando modo alla farina di assorbirlo ogni volta prima di aggiungerne di nuovo.
A questo punto mettere l'uovo e lasciare assorbire.
Inserire poi, in due volte, il burro, sempre lasciandolo assorbire poco alla volta, ed alla fine il sale.
A questo punto lasciare lavorare la macchina per una decina di minuti, finché l'impasto sarà bello incordato e liscio.
Chiudere a palla l'impasto, coprire con un canovaccio umido e lasciare lievitare in luogo tiepido ed al riparo da correnti d'aria finché sarà raddoppiato di volume.
Una volta che l'impasto sarà lievitato spolverizzare leggermente il piano di lavoro e stenderlo, cercando di ottenere un rettangolo di circa 25 x 60 cm.
Stendere in maniera uniforme la crema di nocciole lasciando un bordo di circa un cm su ogni lato: spolverizzare poi con le gocce di cioccolato, a piacere.

Partendo dal lato lungo del rettangolo arrotolare la sfoglia, ottenendo un rotolo uniforme.
Da questo rotolo ritagliare dei dischi spessi 1,5-2 cm e disporli, distanziandoli leggermente, su una teglia rivestita di carta forno.

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Una volta ritagliate tutte le rondelle, coprire e lasciate lievitare un'ora.
Preriscaldare il forno a 200° e preparate la glassa.*
Per la glassa, nulla di più semplice: unire tutti gli ingredienti in un padellino, portare a bollore e, dal momento in cui inizia a bollire, lasciare cuocere un minuto, un minuto e mezzo. Sarà più che sufficiente.

Appena il forno sarà pronto, versate la glassa bollente sui rotolini lievitati ed infornate per circa 15-20 minuti (nel mio caso 18 minuti esatti).

* Se non volete usare la glassa potete semplicemente omettere, spolverizzando le girelle con abbondante zucchero a velo a fine cottura.

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29 ottobre 2012

Donuts o Doughnuts: un morso (e due e tre...) nei ricordi

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Se uno pensa all'estate, al caldo, ad agosto, ad una panzona all'8° mese che deve fare attenzione a quel che ingurgita, a tutto pensa meno che ai donuts.
Ecco: questi io li ho fatti proprio ad agosto, anche se qui li pubblico oggi.
L'accavallarsi di post prioritari ed i nuovi ritmi di casa ci hanno spinti fino a qui, ma poco male: le temperature attuali sono indubbiamente più adatte ora, volendo cimentarsi :).
Essendo, all'epoca, in modalità panzona gravida, ho evitato di lasciare in casa tutto questo bendidddddio:: mi sono tenuta i famigerati ritagli e sempresanti bocconi del cuoco per me e le ciambelle, dopo il doveroso servizio fotografico, sono finite tra le fauci dei colleghi di lavoro del marito.
Le avessi tenute in casa credo non ne sarei potuta uscire senza un'indigestione ed un cazziatone apocalittico del medico!
Era un pezzo che morivo dalla voglia di fare questi donuts, almeno dal viaggio di nozze dello scorso ottobre (mamma mia, è già passato un anno!): ne ho trangugiati non so nemmeno quanti, mai abbastanza di sicuro. Homer sì che la sa lunga, altroché. :P
Ovviamente ho anche deciso, sempre durante la vacanza, di comprarmi un libro tutto solo sui famigerati donuts, con ogni variante possibile ed immaginabile.
Quella che troverete di seguito è la ricetta base, quella classica, dei donuts: ho modificato le dosi dopo alcune prove, principalmente nelle farine e nel burro.
Dare un morso ed avere la sensazione di essere seduta da Starbucks a Times Square è stato un attimo.
Potete finirle con zucchero a velo (che sconsiglio perché con l'olio delle ciambelle tende a fare un po' un pastone), con zucchero semolato, con zucchero semolato aromatizzato -alla cannella magari, un classico-, e ancora possono essere glassate, con glasse allo zucchero o al cioccolato, al caramello,... Insomma, vedete voi di che morte morire :).

p.s: prima che mi chiediate se possono essere fatti al forno, continuate a leggere ;)

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DONUTS (o DOUGHNUTS) CLASSICI

Ingredienti per una 15ina di ciambelle + i ritagli per voi :)

360 gr di farina 00
140 gr di farina manitoba (o forte, con W340)
180 gr di latte intero
45 gr di burro a temperatura ambiente, soffice soffice
90 gr di zucchero semolato
1/2 cucchiaino di sale
7 gr di lievito di birra secco (o un cubetto di fresco)
2 uova codice 0
1/2 cucchiaino di estratto di vaniglia o semi della bacca

olio di arachidi per friggere
zucchero per terminare

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Preparazione

Intiepidire il latte (a cui si sarà aggiunto il burro) fino a che il burro non si sarà sciolto.
Tenere da parte e lasciar andare a temperatura ambiente.
Mescolare in una ciotola la farina 00 con quella forte.
Nella ciotola della planetaria mettere 390 gr del mix di farine, lo zucchero, il sale, il lievito e mescolare quel tanto da uniformare le polveri.
Aggiungere il latte e mescolare a media velocità, fino a che il tutto sarà omogeneo.
A questo punto mettere le uova e l'estratto di vaniglia -o i semi della bacca- ed impastare un paio di minuti.
Da ultimo aggiungere la farina rimasta da parte e lasciar impastare fino ad avere l'impasto perfettamente incordato.
Impastare leggermente a mano, fare una palla, porre in una ciotola e coprire con pellicola: mettere a lievitare in luogo tiepido ed al riparo da correnti d'aria fino al raddoppio del volume (le tempistiche variano a seconda della vivacità del lievito e della temperatura di casa, si oscilla dall'ora alle 2 ore di solito).
Riprendere l'impasto e posizionarlo su una spianatoia leggermente infarinata: stendere col mattarello fino ad uno spessore di circa 1 cm e ritagliare i donuts con l'aiuto di due coppapasta (ho usato un diametro 7,5 cm e un 3,5 per il foro centrale).
Mettere le ciambelline su una placca foderata di carta forno e leggerissimamente spolverata di farina, coprire nuovamente con pellicola e lasciar lievitare per circa 30 minuti.
Portare a temperatura l'olio (l'ideale sarebbero 170°) e tuffarci i donuts: pochi pezzi alla volta, così da non abbassare la temperatura dell'olio.
Una volta cotti scolarli, passarli velocemente su carta da cucina e poi direttamente nello zucchero, a velo o semolato.

NdA: siccome succede spesso che, al proporre un fritto, una delle prime domande sia "pensi si possa fare al forno?", ho provato a cuocerne 4 proprio al forno.
Li ho infornati a 200° circa per 12-15 minuti, spennellati di burro fuso appena tolti dal forno e passati in zucchero alla cannella (tanto per variare).
Vengono anche così, eccoli!

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4 ottobre 2012

Pane dolce e "baby contest"...


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I ritmi con un neonato in casa sono tutti un'incognita.

- Vedrai, non chiuderai occhio per mesi!
- Ah, non riuscirai a cucinare più nemmeno un uovo sodo con lui, non farà che strillare ed impegnarti tutto il santo giorno, per non parlare delle notti.
- Sarai stanca morta, passerai dal divano al letto aggirandoti per la casa come uno zoombie.

Ecco, spero di non tirarmi addosso le ire del pupo, la sfiga eterna e le 7 piaghe d'Egitto scrivendo questo, ma per il momento le cose procedono più che bene.
Lui mangia come un maialino, quando non sta mangiando se la dorme beato e la notte si limita a svegliarci verso le 3.30 per la poppata e poi tira fino al mattino: non piange nemmeno quando ha il pannolino sporco...
Certo, svegliarsi alle 3 di notte e restar sveglia un'ora tra pappa, attesa ruttino e cambio non giova alle occhiaie, ma da un neonato che potrei mai pretendere di più? Già mi sento incredibilmente fortunata così. :)
Tutto ciò per dire che, tra un cambio pannolino ed una poppata, sono riuscita anche a cucinare pranzi, cene e...pane dolce.
Per me è ancora presto per cucinare per lui o con lui, ma questo pane sarà sicuramente tra le colazioni che avrà modo di assaggiare: è profumato, soffice, goloso e sa tanto di casa.

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La ricetta per farlo la trovate QUI, ed io colgo l'occasione di questo post per parlarvi dell'ultimo contest lanciato dalla squadra di Cucinando, in collaborazione con WMF ed in particolare col blog Scorza d'arancia: Cucinando con i bambini, piccoli chef ai fornelli.


Il contest è iniziato il 25 settembre e si chiuderà alla mezzanotte del 20 novembre, giornata mondiale dell'infanzia.
Consiste nel realizzare una ricetta semplice insieme coi vostri bimbi ma anche i vostri nipoti o i ragazzini del vicinato, travestiteli da chef facendogli indossare un grembiule, farà già la differenza. 
Le preparazioni possono essere dolci o salate, l'importante è che siano facili e realizzate dai bambini. Può partecipare chiunque; per chi possiede un blog, postate la vostra ricetta con il banner ed il link a QUESTO post, corredando di foto del piatto finito e dei vostri bambini all'opera. Non dimenticate di mettere un commento con il link della ricetta.
Gli altri potranno scrivere alla mail cla.magistro@gmail.com.

Per scoprire la giuria, il regolamento e per qualsiasi altra domanda abbiate, trovate tutte le informazioni QUI.


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6 aprile 2012

La colomba panciuta per donne "panciute" :)

colomba LM


L'anno scorso ho deciso di dedicarmi alla colomba all'ultimo secondo, vi ricordate?
Ho optato per un prodotto con pre-lievitino di lievito di birra: ottima, nulla da eccepire, ma altro rispetto alla colomba con lievito naturale.
Quest'anno ho deciso di fare LA colomba, quella con lievito naturale, sempre all'ultimo momento: il lievito naturale lo avevo già pronto e arzillo, ma stavolta sono rimasta impreparata con un'altra parte della preparazione: lo stampo! Ebbene sì: ho finito gli stampi e, non avendo previsto di colombare, non li ho ricomprati...
Quando però mi metto in testa di far qualcosa, difficile che cambi idea.
Così quest'anno colomba con lievito naturale sì, ma tonda : un quasi panettone :D
La ricetta ve l'avevo postata qualche anno fa (nel lontano 2009), le foto eran quel che erano, ma la preparazione in se merita, quindi ho deciso di riproporvela.. Unico dubbio sorto, dopo le domande di una ragazza che l'ha fatta ieri è la misura dello stampo: probabilissimo che quello giusto sia da 750 gr e non da kg.
Io ho la costante di imbastardire la colomba tritando i canditi, perché interi non ci piacciono, così tutto l'impasto prende un piacevole profumo di vaniglia ed arance: splendido.

Che dirvi?
L'impasto è lievitato che è una meraviglia, in tutto (dall'inizio del lavoro alla cottura) sono passate quasi 24 ore...
Quest'anno avevo proprio voglia di coccolarmi, quest'anno è un anno speciale, particolare, di grandi novità e cambiamenti.
Quest'anno doveva essere una colomba comme il faut, come si deve.
Perché quest'anno a mangiarla non saremo solo io, mio marito ed i miei familiari: quest'anno la mangerà anche un minuscolo fagiolo che cresce dentro di me e che da subito si merita il meglio.
Per ora la coccola di mamma può arrivare solo da quel che mangio, quindi, fagiolino mio, questa colomba è per te.

Da parte di tutta la famiglia (allargata) Sarah Fel, tanti auguri di una serena Pasqua. Ci si rilegge tra qualche giorno! :)

Interessante:  Enne's cookbook aveva rifatto la mia colomba, adattandola alla macchina del pane!

fetta colomba LM 

COLOMBA A LIEVITAZIONE NATURALE


Ingredienti per uno stampo da colomba da 750 gr
- 1° impasto:
100-120 gr lievito naturale (rinfrescato 4-5 volte nel giro di un paio di giorni)
75 gr burro morbido
110 gr zucchero
120 gr latte (io uso 12 gr di latte in polvere e 120 di acqua)
1 uovo
2 tuorli
200 gr farina Manitoba (o una 0 di forza)
150 gr farina 00
1 cucchiaino malto d'orzo (in mancanza un cucchiaio colmo di miele)

- 2° impasto:
30 gr zucchero a velo
20 gr burro
20 gr polvere di mandorle
100 gr canditi tritati (io li metto così perché non mi piacciono a dadini, voi fate come vi pare)
1 tuorlo
2 gr sale
1/2 stecca vaniglia (i semini)

- glassa:
20 gr mandorle a scagliette
50 gr zucchero
30 gr albume

- copertura:
10 mandorle spellate intere
granella di zucchero q. b
zucchero a velo q. b

Preparazione

Per fare questa colomba dovete calcolare tre giorni di tempo (e magari se avete un'impastatrice è ancora meglio): il lavoro effettivo è molto relativo (se avete un'impastatrice!), ma il tempo è dovuto sia ai numerosi rinfreschi del lievito naturale, sia alla lunga lievitazione necessaria a quest'ultimo. In ogni caso, sappiate che ne vale assolutamente la pena.
Cominciamo coi rinfreschi del lievito naturale: diciamo che se volete gustare la colomba domenica per pranzo, iniziate col primo rinfresco giovedì alle 17.Fate il secondo rinfresco alle 21: poi venerdì rinfrescate alle 7-8, alle 11 e alle 15, così da essere pronti a fare il primo impasto alle 19.
Quindi, siamo arrivati alle 19 di venerdì sera: iniziamo ad impastare.
Prendete il lievito madre, scioglietelo nella ciotola dell'impastatrice con tutti gli ingredienti liquidi che avete (quindi latte, malto d'orzo, uovo e tuorli) finché avrete una pastella.
A questo punto, cominciate ad aggiungere gli ingredienti secchi (farine setacciate e zucchero) un po' per volta (se avete l'impastatrice lavorate col gancio a velocità minima).
Quando questi si saranno amalgamati per bene, aggiungere un po' per volta il burro morbido, facendolo assorbire man mano all'impasto.Non aggiungete tutto il burro in una volta, ma date il tempo al composto di assorbirlo man mano che lo mettete.
Lavorate 10 minuti con la macchina, 20-25 se lavorate a mano.
Si otterrà un impasto piuttosto appiccicoso, che andrà messo in una grande ciotola a riposare, coperto con carta stagnola.
Mettetelo a riposare nel forno (anche senza intiepidirlo, a meno che non abbiate una cucina gelida!), così siete sicuri che non ci siano correnti d'aria a disturbare il lavoro del lievito. Lasciatelo lì per circa 12 ore (calcolate che, avendo iniziato ad impastare verso le 19, dovrete continuare la lavorazione la mattina seguente verso le 7.

 colomba LM


La mattina seguente, quando sarà circa triplicato di volume, aggiungete gli ingredienti del secondo impasto, avendo sempre cura di mettere il burro per ultimo e un po' alla volta e fate incordare.
Rimettete a riposare nella ciotola e nel forno (stavolta magari sì, intiepidito leggerissimamente) per circa 30 minuti, poi prendetelo e versatelo nello stampo da colomba, facendo andare l'impasto su tutta la sua superficie.Se usate uno stampo flessibile come quelli di cartone, effettuate questo passaggio con lo stampo già appoggiato sulla leccarda del forno, perché è piuttosto disagevole spostarlo una volta lievitato.
Rimettete il tutto nel forno e lasciate lievitare circa 3-4 ore, o finché l'impasto arriverà al bordo dello stampo.
Togliete la colomba dal forno, accendetelo a 180-190° circa (io uso a 180° con forno ventilato) e portate a temperatura.
Intanto, mescolate l'albume per la glassa con lo zucchero, battendo bene con un cucchiaio di legno.

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Quando il forno è pronto, versate delicatamente la glassa sulla colomba (evitate di appesantire troppo il centro, così da non complicare il lavoro al vostro lievito), spolverizzate con le mandorle a scaglie, le mandorle intere, lo zucchero in granella e infine con una spolverata di zucchero a velo setacciato e infornate nella parte media del forno per circa 35-40 minuti (dipende dal vostro forno).


Prima di toglierla dal forno fate la prova con lo stecchino per verificarne la cottura: una volta cotta spegnete il forno, lasciate lo sportello aperto e lasciatela dentro 5-10 minuti, così che abbia modo di assestarsi e di calare la temperatura un po' gradualmente, senza subire lo sbalzo termico caldo/freddo.
Mettetela a raffreddare su una gratella e lasciatela riposare 24 ore prima di gustarla (se la mangiate ancora tiepida, l'umidità non sarà ancora fuoriuscita del tutto e l'impasto risulterà piuttosto appesantito, mentre se è completamente fredda sarà molto più leggero). L'ideale sarebbe farla riposare a testa in giù, come si fa col panettone, ma ecco: diciamo che viene comunque strepitosamente buona anche così ;)


Eccoci arrivati alla domenica a pranzo: adesso assaggiatela e ditemi se non valeva tutto il lavoro che avete fatto!

21 aprile 2011

Barando e colombando :D

colomba pasqua

Siamo a ridosso della Pasqua, qui non ci siamo fatti mancare le colombe nemmeno quest'anno anche se stavolta abbiamo barato.
Anni fa la mia avventura col lievito naturale era iniziata proprio in prospettiva del grande desiderio di fare la colomba (e da lì poi mi ero cimentata anche con panettone e pandori, ma questa è un'altra storia :)).
Sono andata avanti un paio di mesi a colpi di rinfreschi e cure, ed il risultato finale era stato meravigliosamente buono.
La foga da lievito madre si è un po' esaurita, come in molte cose della mia vita procedo a folate, a fasi alterne: ora come ora di dedicarmi al lievito madre non avevo voglia, ma la colomba....quella sì, la volevo!
Così alla fine ho optato per la versione "furba" e meno originale, ottenendo comunque un prodotto ottimo: una ce la siamo mangiata in famiglia, l'altra l'ho consegnata al fidanzato che se l'è portata a studio, dove pare sia stata grandemente apprezzata.
Che altro dirvi?
Gli amici di Cucinando hanno pensato di buttar lì l'idea di una ricetta "Cucinando a casa mia per Pasqua".
Beh, quest'anno nonna ci teneva a rifare lei le sue splendide fugasse venete (che si ostina a chiamare fugacce :D), quindi il piatto di tradizione di casa me l'ha rubato lei. Io porterò la mia colomba, una tradizione recentissima, inaugurata con me solo pochi anni fa ma che stiamo portando avanti.
Vi ripropongo quindi la mia ricetta (che avevo ottenuto modificando leggermente le dosi di quella delle mitiche Sorelle Simili), stavolta anche in variante lievito di birra, e vi auguro una serena Pasqua.
Ci si risente dopo le feste :)

NdA: nella versione con lievito naturale era stata fatta da Alice e da Enne's cook, in entrambi i casi due meraviglie!

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COLOMBA (in variante con lievito di birra)


Ingredienti per uno stampo da colomba di 1 kg
- 1° impasto:
panetto di lievito realizzato un'ora prima *
75 gr burro morbido
100 gr zucchero
120 gr latte (io uso 12 gr di latte in polvere e 120 di acqua)
1 uovo
2 tuorli
200 gr farina Manitoba W 400
150 gr farina 00 W 340
1 cucchiaino malto d'orzo

* se volete farla con lievito di birra potete fare un panetto un'oretta prima di iniziare ad impastare con 5 gr di lievito di birra, 70 gr di farina Manitoba e 40-50 gr di acqua (o più, dipende dalla forza della vostra farina): impastate fino ad avere un panetto liscio, poi coprite e lasciate riposare fino al momento di impastare col resto degli ingredienti per 1° impasto.


- 2° impasto:
20 gr zucchero a velo
20 gr burro
20 gr polvere di mandorle
100 gr canditi tritati (io li metto così perché non mi piacciono a dadini, voi fate come vi pare)
1 tuorlo
2 gr sale
1/2 stecca vaniglia (i semini)

- glassa:
20 gr mandorle a scagliette
40 gr zucchero
20 gr albume

- copertura:
10 mandorle intere d'Avola
granella di zucchero q. b
zucchero a velo q. b


Preparazione

Per questa colomba io ho iniziato ad impastare la sera di venerdì per poterla consumare la domenica a pranzo.
Un'oretta prima di iniziare la preparazione vera e propria impastate 5 gr di lievito di birra, 70 gr di farina Manitoba e 40 gr di acqua: impastate fino ad avere un panetto liscio, poi coprite e lasciate riposare fino al momento di aggiungerlo al resto degli ingredienti per il 1° impasto.
Quindi, diciamo che si inizia la preparazione vera verso le 19 di venerdì sera.
Prendete il panetto di lievito, scioglietelo nella ciotola dell'impastatrice con tutti gli ingredienti liquidi che avete (quindi latte, malto d'orzo, uovo e tuorli) finché avrete una pastella.
A questo punto, cominciate ad aggiungere gli ingredienti secchi (farine setacciate e zucchero) un po' per volta (se avete l'impastatrice lavorate col gancio a velocità minima).
Quando questi si saranno amalgamati per bene, aggiungere un po' per volta il burro morbido, facendolo assorbire man mano all'impasto.
Non aggiungete tutto il burro in una volta, ma date il tempo al composto di assorbirlo man mano che lo mettete.
Lavorate 10 minuti con la macchina, 20-25 se lavorate a mano.
Si otterrà un impasto piuttosto appiccicoso, che andrà messo in una grande ciotola a riposare, coperto con carta stagnola.
Lasciatelo a temperatura ambiente una mezzora, poi riponetelo in frigo e lasciatelo lì per circa 12 ore (calcolate che, avendo iniziato ad impastare verso le 19, dovrete riprendere l'impasto la mattina seguente tra le 7.30 e le 8.30).

La mattina seguente prelevate dal frigo l'impasto e lasciatelo un'ora a temperatura ambiente, poi aggiungete gli ingredienti del secondo impasto, avendo sempre cura di mettere il burro per ultimo e un po' alla volta e fate incordare.
Rimettete a riposare nella ciotola coperta e nel forno spento (per evitare correnti d'aria) per circa 30 minuti, poi prendetelo e versatelo nello stampo da colomba, facendo andare l'impasto su tutta la sua superficie.Se usate uno stampo flessibile come quelli di cartone, effettuate questo passaggio con lo stampo già appoggiato sulla leccarda del forno, perché è piuttosto disagevole spostarlo una volta lievitato.

Rimettete il tutto nel forno e lasciate lievitare coperto per circa 2-3 ore, o finché l'impasto arriverà quasi al bordo dello stampo.

Collage colomba crudaedited
Collage colomba prontaedited

Togliete la colomba dal forno, accendetelo a 180-190° circa (io uso a 180° con forno ventilato) e portate a temperatura.
Intanto, mescolate l'albume per la glassa con lo zucchero, battendo bene con un cucchiaio di legno.
Quando il forno è pronto, versate delicatamente la glassa sulla colomba (evitate di appesantire troppo il centro), spolverizzate con le mandorle a scaglie, le mandorle intere, lo zucchero in granella e infine con una spolverata di zucchero a velo setacciato e infornate nella parte media del forno per circa 35-40 minuti (dipende dal vostro forno).


Prima di toglierla dal forno fate la prova con lo stecchino per verificare la cottura.
Mettetela a raffreddare su una gratella e lasciatela riposare 24 ore prima di gustarla (se la mangiate ancora tiepida, l'umidità non sarà ancora fuoriuscita del tutto e l'impasto risulterà piuttosto appesantito, mentre se è completamente fredda sarà molto più leggero).

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Come si vede bene nella foto della fetta, nella mia colomba non si vedono i canditi perché triturati: senza non sarebbe davvero più la colomba, ma così si ha tutto l'aroma dell'arancio e non la rottura del pezzo di candito sotto i denti (che piace sempre a meno persone).

10 marzo 2011

La Taillaule di Neuchâtel...di nuovo lievitati dopo una lunga pausa.

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Ormai lo sapete: in questo periodo vi sto letteralmente subissando di ricette svizzere.
Mi sono resa conto che ultimamente mi sono dedicata pochissimo ai lievitati, pur essendo una mia grande passione.
Per recuperare terreno ho scelto di proporvi una brioche svizzera molto amata: la Taillaule de Neuchâtel.
La taillaule è una brioche che può essere realizzata con o senza l'uvetta all'interno: per gli abitanti di Neuchâtel è considerata, ed a ragione, uno dei prodotti cardine del loro patrimonio culinario.
E' possibile ritrovare la taillaule anche in altri cantoni (Nel canton Vaud, per esempio, o nel Jura, o ancora nel canton Friburgo: in questi casi spesso il nome usato è diverso. A Friburgo viene chiamata cuchaule o pain aux raisins -pane con le uvette-).
Abbiamo traccia di questo prodotto già nel XVIII secolo: figura nei menu di molti pranzi ufficiali neuchâteliani (dubbio...sarà corretto questo termine?!) dell'epoca infatti, cosa che sta ad indicare la sua valenza di piatto di lusso o di festività.
Michel Schlup, nel suo Le mangeur neuchâtelois, parla di un pranzo ufficiale del 21 luglio 1748 durante il quale viene servita una "taillole" (la grafia taillaule appare solamente a partire dal 1907): parla persino di una ricetta quasi della stessa epoca, o leggermente seguente. Gli ingredienti elencati sono molto simili a quelli utilizzati ai giorni nostri, e la loro ricchezza ci conferma nuovamente lo status elevato che doveva avere questo prodotto: farina, zucchero, burro fresco, uova e panna. Si parla inoltre di pasta lievita, altro tratto in comune con la taillaule attuale. La parentela pare davvero stretta.
Quel che si nota però è l'assenza dell'uvetta: ad oggi, le due varianti con e senza coesistono, ma proprio a Neuchâtel pare che la variante con sia di gran lunga preferita.
Inoltre pare che l'uvetta non sia mai stata introdotta nella taillaule vodese (del canton Vaud), tranne che nelle vicinanze proprio di Neuchâtel. E' molto probabile che questa versione di lusso si sia sviluppata nelle città (più ricche) piuttosto che in campagna: in ogni caso è una variante piuttosto antica, considerato che una pasticceria di Valangin (NE) la realizzava esclusivamente con uvetta dalla sua stessa apertura, nel 1874.
Tutte queste caratteristiche riguardo agli ingredienti usati fanno pensare dunque che questa brioche non abbia mai avuto origini esclusivamente paesane o popolane, anzi.
La taillaule non ha sempre avuto la forma attuale: originariamente nasceva a forma di ciambella, poi come una palla leggermente appiattita, come l'attuale cuchaule friburghese.
Pare che la forma si sia standardizzata negli anni '60 a Neuchâtel, ma si trovano ancora delle taillaule ad anello nel canton Vaud.
Durante la seconda guerra mondiale poi, a causa delle restrizioni alimentari generali, si è continuato a realizzarla ma senza burro, variante poi scomparsa.
Ancora oggi la taillaule è consumata nelle famiglie di Neuchâtel principalmente per la colazione della domenica mattina, affettata e spalmata di burro e marmellata ed accompagnata dall'immancabile caffelatte.
[informazioni tratte liberamente da Patrimoine Culinaire]

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TAILLAULE DE NEUCHÂTEL

Ingredienti per una brioche da 30-35 cm di lunghezza

500 gr di farina 00
70 gr di burro
70 gr di zucchero
250 gr di latte (il ho usato 25 gr di latte in polvere e 250 gr di acqua)
10 gr di malto d'orzo
7 gr di sale
15 gr di lievito di birra fresco
75 gr di uvetta
scorza di mezzo limone
1 uovo (se grande, altrimenti se più piccole anche una e mezza-due)
confettura di albicocche per glassare

uovo sbattuto per spennellare la brioche


Preparazione

Nella ciotola della planetaria unite la farina, lo zucchero, (il latte in polvere se usate quello), il lievito fresco sbriciolato e la scorza del limone.
Iniziate ad impastare col K, versando poco alla volta il latte in cui avrete sciolto il malto (oppure l'acqua se avete usato il latte in polvere).
Una volta finito il latte mettete l'uovo, poi poco alla volta il burro morbido, lasciandolo assorbire dall'impasto ogni volta prima di aggiungere il pezzo seguente.
Unite anche il sale ed impastate finché l'impasto non sarà ben incordato (ci vorranno una decina di minuti).
Deve risultare un composto molto soffice: si deve staccare dalle pareti ma essere ancora piuttosto "ingestibile" se lo manipolate.

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Coprite la ciotola con l'impasto e lasciate lievitare fino al raddoppio del volume.
A questo punto riprendete l'impasto e rovesciatelo sulla spianatoia ben infarinata: tiratelo delicatamente fino a formare un rettangolo: cospargetelo di uvetta ed arrotolatelo senza stringere: portate sotto anche le due estremità irregolari, sui lati corti, in modo da avere un bel salsicciotto regolare. Mettetelo ora nello stampo da cake foderato di carta forno, facendo in modo di tenere la chiusura del salsicciotto sotto, a contatto della base dello stampo.

Collage di Picnikedited

Con un pennellino spolverate via la farina eccedente, spennellate con un poco di uovo sbattuto, coprite nuovamente e fate lievitare fino al raddoppio.
Preriscaldate il forno a 200°.
Riprendete la brioche.
A questo punto dovrete praticare i tagli, passaggio che definisce appunto questo lievitato.

taglio

Con un paio di forbici fate un taglio diagonale, poi eseguitene uno esattamente nel senso inverso partendo dalla metà del primo: dovrete fare una sorta di zig-zag (sono sicura sia molto più semplice capire guardando lo schemino qui sopra... Notare la mano ferma nel disegnare :D).

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I tagli devono essere belli profondi, sui 3 cm.
Infornate ora la brioche, abbassando la temperatura a 180°. Deve cuocere circa mezz'ora, ma se vedeste che tende a scurire troppo dopo una ventina di minuti (facendo velocissimamente!) coprite con carta stagnola e richiudete immediatamente il forno.
Una volta cotta spennellatela subito con la confettura.
Lasciate raffreddare completamente su una gratella, così che perda tutta l'umidità in eccesso accumulata in cottura.

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9 luglio 2010

Sofficità e profumo...

brioches 9

Ieri le temperature sono state clementi, sono ormai diverse settimane che non mi dedico ai miei adorati lievitati: un po' per pigrizia generale, un po' per il caldo che ci aveva già attanagliati.
Come ho sentito il fresco di ieri mattina ho pensato che l'occasione fosse propizia, ed il pensiero è subito andato alle briochine allo yogurt che avevo visto tempo fa da Adriano.
Ci avevo già provato altre volte a farle, sempre sull'onda dell'improvvisazione, ma mi mancava sempre qualcosa ed alla fine rimandavo.
Stavolta ho letto le dosi, aperto il frigo e la dispensa ed incredibilmente avevo proprio tutto.
C'era però una cosa che mi frullava in testa: usare una ricetta di Adriano coi procedimenti -molto semplici- indicati da Luca Montersino e che ho seguito già in un altro lievitato, regole di ordine di inserimento degli ingredienti che si ripropongono anche nel caso della pasta per poi sfogliare i croissants.
Alla fine ho un po' stravolto la ricetta di Adriano, non tanto nei dosaggi ma usando qui e là ingredienti leggermente diversi, aggiungendo vaniglia, cambiando consistenze,...Insomma, se volete la sua originale e meravigliosa eccola, se volete la "sua/mia" col procedimento di Montersino continuate a leggere.


brioches 7

BRIOCHINE ALLO YOGURT (modificata dalla ricetta di A. Continisio)

Ingredienti per circa 12 briochine da 100 gr

500 gr di farina 00 W 340
100 gr di latte parzialmente scremato (a cui leverete circa 25 gr per sciogliere la colla di pesce)
125 gr di yogurt bianco
2 uova e 1 tuorlo
100 gr di zucchero muscovado
60 gr di burro morbido
1 cucchiaio di miele (di cardo nel mio caso)
12 gr di lievito di birra fresco
7 gr di sale
6 gr di colla di pesce
2 cucchiai di rum scuro
scorza di 1 limone
1 bacca di vaniglia

per finire

1 albume
gelatina di albicocche


Preparazione

Preparatevi la miscela aromatica in una ciotolina, unendo la scorza di limone, i semi della vaniglia, il rum ed il miele e mescolando bene: tenete da parte.
Inserite nel bicchiere della planetaria lo zucchero, la farina, il lievito di birra sbriciolato: aggiungete il latte e lo yogurt, in 4-5 volte, dando modo sempre alla farina di assorbire i liquidi prima di aggiungerne il resto.
A questo punto unite le uova (sempre un po' alla volta, aspettando l'assorbimento tra un inserimento e l'altro) e la colla di pesce, che avrete fatto ammorbidire in acqua fredda e poi sciolto in quei 25 gr di latte caldo che avrete tenuto da parte (fate in modo di prepararla quando iniziate ad impastare la farina, così che nel frattempo diventi tiepido il composto): fate incordare bene.
A questo punto unite il sale ed un poco alla volta la miscela di aromi e lasciate lavorare l'impastatrice finché l'impasto sarà perfettamente incordato, liscio e setoso: nel mio caso ci sono voluti circa 30 minuti.

Collage di Picnik

Rispetto all'impasto che ottiene Adriano nella sua ricetta il mio è rimasto più lento, ma è stato comunque possibile lavorarlo con qualche accorgimento.
Come vedete l'impasto è molto morbido ma perfettamente incordato e liscio: tende a scendere nella ciotola, ma non "strappa", è un unico cordone.

Ho coperto la ciotola con pellicola e lasciato a lievitare fino al raddoppio (temperatura ambiente di 23°, ci sono voluti 70 minuti circa).
Versate il composto su una spianatoia ben infarinata, date un giro di pieghe del secondo tipo, avvolgete in pellicola e mettete per 30 minuti sul ripiano più basso del frigo a riposare.

prendete il composto dal frigo e fate tante palline da 70 gr (la pezzatura usata da Adriano) fino ad un massimo di 100 gr (quella usata da me).
Dovrete aiutarvi con un po' di farina, ma aggiungetene meno possibile.

brioches 3

Spennellate le palline con l'albume e lasciate lievitare una mezz'ora, intanto portate il forno a 170° circa.
Infornate per 12-14 minuti (per le mie, più grandine, ci sono voluti 14 minuti), senza cuocerle troppo, per evitare che perdano di morbidezza.
Appena fuori dal forno spennellatele con gelatina di albicocche, poi lasciatele raffreddare su una gratella.

brioches 11

18 maggio 2010

Pane da colazione leggermente dolce...

In questo periodo devo confessare che sto subendo un "down" nella voglia di cucinare.
O meglio: cucino sì, ma mi limito quasi solo a preparazioni che faccio da un po' e che realizzo in automatico.
Sento la necessità di fare ricette che richiedano un'attenzione che so di poter dedicare loro, perché ho talmente tanti pensieri per la testa che se osassi fare qualcosa di nuovo sento che potrei realizzare solo pasticci.
Sarà sicuramente solo un periodo, ma tant'è.
In questo caso vi propongo un pane in cassetta, leggermente dolciastro e aromatizzato, perfetto tostato per la colazione.
Pur avendo un spunto dolce molto delicato, confesso che non lo consiglierei per un pranzo o una cena (senza contare che, a mio gusto personale, il pane in cassetta nei pasti principali proprio non mi piace a prescindere, ma de gustibus...), ma se amate iniziare la giornata con una bella fetta di pane (burro) e marmellata...beh, allora sì, questo è davvero piacevole.

pane cotto 10

PANE IN CASSETTA CON FIOCCHI D'AVENA E CANNELLA

Ingredienti per un pane in stampo da 25 cm

2 tazze e mezzo di farina 00
1/2 tazza di fiocchi d'avena
2 cucchiai di zucchero muscovado (o di canna)
15 gr di lievito di birra fresco
1 cucchiaino di sale
1 cucchiaino di cannella
1 tazza e 1/4 di acqua a temperatura ambiente
2 cucchiai di burro (circa 20-25 gr)
1 cucchiaio di germe di grano*
1 cucchiaio di crusca*

* entrambi facoltativi


Preparazione

mettere nella ciotola dell'impastatrice lo zucchero, la farina, i fiocchi d'avena, la cannella, il germe di grano e la crusca: aggiungere il lievito di birra sbriciolato ed accendere la macchina.
Versare il 3 volte l'acqua, facendola sempre assorbire dalla farina prima di proseguire.
Una volta messa tutta l'acqua aggiungete il burro morbido e da ultimo il sale: fate impastare una decina di minuti, poi chiudete il composto a palla, coprite con pellicola e lasciate in luogo tiepido a lievitare fino al raddoppio.
Una volta lievitato, prendete l'impasto e stendetelo in un rettangolo sul piano di lavoro leggermente infarinato: procedete poi ad arrotolarlo su se stesso, con il procedimento che trovate qui.
Prendete il salsicciotto di impasto e mettetelo all'interno di uno stampo da plumcake da 25 cm circa (io l'ho foderato di carta forno, così da facilitarne l'estrazione): appoggiatelo con la chiusura del salsicciotto sotto, che appoggi sullo stampo, in modo che non si apra con lievitazione e cottura.

pane 2

Spennellatelo con poca acqua, spolverizzate con un paio di altri cucchiai di fiocchi d'avena e coprite con pellicola, lasciando lievitare una mezz'ora circa, o fino a che non sarà arrivato a livello dello stampo.

pane lievitato 2

Preriscaldate il forno (nel mio caso ventilato) a 180° e cuocete per circa 25 minuti.
Appena tolto dal forno io lo tolgo dallo stampo e lascio freddare su una gratella per dolci, in modo che possa fuoriuscire tutto il vapore sviluppato durante la cottura.

pane cotto 12

14 maggio 2010

Di quando si deve festeggiare, nonostante tutto...

maritozzi 8

Queste meraviglie le ho preparate sabato scorso: la domenica c'era in calendario la Festa della Mamma.
Certo è che quest'anno la mia mamma ha ben poca voglia di festeggiare alcunché, considerando che è senza alcun dubbio l'anno peggiore che potessimo mai immaginarci, causa un grave lutto che ci ha, ma soprattutto l'ha colpita.
Il suo compleanno l'abbiamo lasciato scivolare via come se nulla fosse, per sua stessa richiesta, ma la festa della mamma si doveva fare.
Nonostante l'anno schifoso, indiscutibilmente schifoso, questo non aveva nulla a che vedere con auguri di compleanno relativamente "vuoti".
In questo caso volevo farle qualcosa, piccola o grande che fosse, proprio perché ci tenevo a sottolineare che io ci sono.
Non potrò mai restituirle ciò che ha perso e che più vorrebbe al mondo, non potrò mai renderle ciò che tanto le manca, ma ci sono, e per lei ci sarò sempre.
Potranno essere piccoli gesti, pensieri, parole, carezze, abbracci, ma sarò sempre accanto a lei, per incazzarci insieme di ciò che è successo, per piangerne, per ridere dei bei ricordi e per rimpiangere quello che avrebbe potuto essere e non sarà.
Ma anche per sostenerla, per permetterle di aggrapparsi a me se sente che non ce la fa, per aiutarla a fare un passo dopo l'altro, cercando di ritrovare un po' di pace e dare respiro ad un cuore tanto pieno di dolore.
Ci sarò, per vivere con lei un dolore che non si può spiegare, ma soprattutto per aiutarla e per provare a superarlo insieme.
Oltre al "classico" mazzo di fiori ho scelto di farle dei maritozzi: certo, quelli standard sono dei paninetti semidolci da tagliare in mezzo e farcire con panna montata: quelli che ho scelto di fare sono la versione proposta da Luca Montersino nel libro "Croissant e biscotti", vuoti al centro e con crema pasticcera in superficie.
Sono davvero deliziosi e sono rimasti belli morbidi un paio di giorni.
Ho scelto di farle i maritozzi perché ne va matta, e ne andava matto Lui: idealmente li ho fatti per loro.
Sono una di quelle cose che le hanno riportato bei ricordi, privati e di cui non parlerò, ma questo era l'importante ed è ciò che ci serve: bei ricordi da portare in superficie e di cui nutrirci, per cercare di andare avanti, un passo alla volta.
Ti voglio bene mamma.

maritozzi 11

MARITOZZI secondo Luca Montersino

Ingredienti per 18 maritozzi:

500 gr di farina 00 W 360
80 gr di latte ( io ho usato 8 gr di latte in polvere ed 80 gr di acqua)
15 gr di lievito di birra fresco
175 gr di uova (circa 3 nel mio caso)
70 gr di zucchero semolato
15 gr di miele (ho usato quello di cardo)
8 gr di rum scuro
scorza di 1/2 limone se molto grosso (io ho usato gli Amalfi, enormi, se ne usate di normali fate la scorza di tutto un limone)
1 bacca di vaniglia
180 gr di burro morbido (non fuso, solo morbido)
8 gr di sale

per la crema pasticcera al limone (quella che uso io solitamente)

250 gr di latte
scorza di limone a piacere
1 uovo
70 gr di zucchero
25 gr di farina

Per spennellare:

50 gr di tuorlo
50 gr di panna

Per finire: 100 gr di gelatina di albicocche


Preparazione

Mettere nella ciotola dell'impastatrice lo zucchero, la farina, il latte in polvere (se lo usate) ed il lievito sbriciolato.
Unire le uova poco alla volta, mescolando col gancio, e dando tempo alla farina di assorbire i liquidi man mano.
A quel punto aggiungere anche l'acqua (o il latte, se non userete il latte in polvere), sempre poco alla volta, poi il rum, la vaniglia, il miele e la scorza di limone.
Quando si sarà formato un impasto omogeneo, sempre con l'impastatrice in movimento aggiungere in 3-4 volte il burro, dando sempre il tempo all'impasto di assorbirlo prima di aggiungerne dell'altro.
Procedete fino a terminare il burro, poi aggiungete da ultimo il sale e lasciate lavorare l'impastatrice finché l'impasto sarà incordato per bene:

maritozzi 1

Coprite la ciotola con pellicola e lasciate in luogo caldo a lievitare finché non sarà raddoppiato di volume.

Ora potete dedicarvi a realizzare la crema pasticcera come al solito.
Mettete il latte a scaldare con la scorza di limone, mentre in una ciotola sbatterete l'uovo con la farina e lo zucchero. Versate un poco di latte caldo sul composto, mescolate e una volta stemperato aggiungetelo al latte rimanente.
Mescolate bene sul fuoco, finché la crema si addenserà.
Mettete in una ciotola, coprite con pellicola "a pelle" e lasciate raffreddare (più velocemente raffredda meglio è, perché così si riduce il formarsi della carica batterica. Mettete magari la ciotola con la crema sopra ad una ciotola con acqua e ghiaccio, e appena a temperatura ambiente mettetela in frigo).

A quel punto rompete la lievitazione, impastate leggermente, chiudetelo nella pellicola e mettete in frigo per 3 ore circa (io avevo una dannata fretta ed ho messo 45 minuti in frigo e 20 in freezer... è andata bene anche così).
Recuperate l'impasto, porzionate (io ho fatto palline 18 palline da 60 gr) e con ogni pallina fate dei salsicciotti, che metterete a lievitare su una teglia rivestita di carta forno, ben distanziati ed alternati.
L'ideale per questa lievitazione sarebbe un ambiente caldo ed umido, se non fosse il vostro caso -per l'umidità- avvolgete la teglia in un sacchetto di plastica o sigillate con pellicola.
Lasciate lievitare fino a quasi il raddoppio del volume, ed a quel punto portate il forno a temperatura, che dovrà essere di 180°.

Collage di Picnik

Preparate la miscela di tuorli e panna, spennellatela sui maritozzi e poi mettete la crema pasticcera ormai fredda in un sac-à-poche.
Spremete una striscia di crema sulla superficie dei maritozzi (** vedi nota sotto) ed infornate per circa 12-15 minuti, o fino a che saranno dorati.

Collage di Picnik

Una volta cotti intiepidite leggermente la gelatina di albicocche per renderla nuovamente bella fluida e spennellatela sui maritozzi ancora caldi.
Spostateli poi a raffreddare completamente su di una gratella.

maritozzi 12

(**) Come potete vedere dalla foto dei maritozzi pronti da cuocere, ho voluto esagerare con la crema pasticcera: oltre alla striscia di impasto ho voluto aggiungerne sopra un altro po'. Non ve lo consiglio: dovendoli spennellare prima della cottura in forno i paninetti diventano "viscidi" e scivolosi, e la crema pasticcera in alcuni pezzi tende a scivolare di lato durante la cottura.
Aggiungendo come ho fatto io un altro poco di crema, ho reso il tutto ancora più instabile: la crema è rimasta sulla superficie di circa la metà dei maritozzi, negli altri è scivolata di lato.
Cercate quindi di metterne una dose giusta e ben al centro, così da evitarvi il problema.

26 aprile 2010

Dolce finger food appiccicaticcio :o)

chelsea buns 8

Questi dolcini sono una vera e propria coccola.
Un meraviglioso profumo di caramello ha riempito casa, in una giornata grigia e piovosa che proprio non prometteva nulla di buono.
Siccome si cerca sempre di tirar fuori quel che di buono ci può essere in una giornata (nonostante tutto sembri contro di noi!) cerco di pensare a qualcosa che mi piacerebbe realizzare e che sia fattibile con ingredienti che ho già in casa, ché di uscire con questo tempo, se posso evitare, lo preferisco.
Prendo in mano un libro che non sfoglio da un po' e di cui ho realizzato moltissime ricette, credo sia in assoluto il libro da cui ho preso più ricette tra tutti quelli che riempiono la mia libreria.
Lo apro e rimane aperto su una ricetta che non ho mai fatto, ma che evidentemente ha attirato spesso la mia attenzione, avendo subìto la "piega da consultazione frequente" :o).
Mi innamoro nuovamente della ricetta, la modifico come faccio quasi sempre, mangio alcune di queste delizie sofficissime ancora calde e mi appresto a scrivere il post.
Sono dei dolcini da fare e consumare in giornata, al massimo il giorno seguente, perché non si mantengono granché: ma se li fate per mangiarveli ancora tiepidini o appena freddi...Toccherete il cielo con un dito (appiccicaticcio :o)).

chelsea buns 101

CHELSEA BUNS my style (modificata da una ricetta di Linda Collister)

Ingredienti per circa 24 dolcetti

450 gr di farina 0 (io ho usato la 3 Mulini dell' Eurospin)
1 cucchiaino raso di sale
50 gr di zucchero muscovado
185 gr di latticello (se non l'avete usate il latte)
15 gr di lievito di birra fresco
50 gr di burro morbido (non fuso, solo ammorbidito)
1 uovo

per il ripieno

40 gr di burro
60 gr di zucchero muscovado

per la glassa
1 cucchiaio di golden syrup*
2 cucchiai di sciroppo d'acero*
85 gr di burro
100 gr di zucchero muscovado
5 cucchiai di latte

* la glassa originaria prevede un totale di 3 cucchiai di miele, che io non amo moltissimo. Ho perciò sostituito con quel che preferivo. Si può altresì fare con 3 cucchiai di solo golden syrup o 3 cucchiai di sciroppo d'acero: a vostra scelta.


Preparazione

Mettete nella ciotola dell'impastatrice la farina, lo zucchero ed il lievito sbriciolato: azionate la macchina e versateci, in 3 volte, il latticello, dando modo alla farina di assorbirlo ogni volta prima di aggiungerne di nuovo.
A questo punto mettete l'uovo e lasciate assorbire.
Inserite poi, in due volte, il burro, sempre lasciandolo assorbire poco alla volta, ed alla fine il sale.
A questo punto lasciate lavorare la macchina per una decina di minuti, finché l'impasto sarà bello incordato e liscio.
Chiudete a palla l'impasto, coprite con un canovaccio umido e lasciate lievitare in luogo tiepido ed al riparo da correnti d'aria per circa un'ora, un'ora e mezza, o finché sarà raddoppiato di volume.

A questo punto preparate il ripieno, mescolando burro morbido con lo zucchero fino ad avere un impasto omogeneo: mettete da parte.

Una volta che l'impasto sarà lievitato spolverizzate leggermente il piano di lavoro e stendetelo, cercando di ottenere un rettangolo di circa 25 x 60 cm.
Aiutandovi con una spatola (o un coltello largo) cercate di stendere in maniera uniforme il ripieno, lasciando un bordo di circa un cm su ogni lato.

chelsea buns 2

Ora, partendo dal lato lungo del rettangolo vicino alla vostra pancia, arrotolate la sfoglia, ottenendo un rotolo uniforme.
Da questo rotolo ritagliate circa 24 dischi spessi 1,5-2 cm, e disponeteli, distanziandoli leggermente, su una teglia rivestita di carta forno.

Collage di Picnik

Una volta ritagliate tutte le rondelle, coprite e lasciate lievitare per una mezz'ora.

Intanto accendete il forno a 200° e preparate la glassa.

Per la glassa, nulla di più semplice: uite tutti gli ingredienti in un padellino, portate a bollore e, dal momento in cui inizia a bollire, lasciate cuocere un minuto, un minuto e mezzo. Sarà più che sufficiente.

Appena il forno sarà pronto, versate la glassa bollente sui rotolini lievitati ed infornate per circa 15-20 minuti (nel mio caso 18 minuti esatti).

Collage di Picnik

Prima di spostarli su di una gratella a raffreddare aspettate 5 minuti, il tempo che si raffreddino leggermente e la glassa inizi ad indurire.
Staccateli delicatamente uno dall'altro ed adagiateli a raffreddare completamente.


Nota: non vi ho parlato specificatamente del libro perché ho fatto moltissime sue ricette ma rileggendo i miei appunti ho notato che in alcune occasioni non sono venute bene come avrebbero dovuto. Avendone fatte diverse quando ero alle prime esperienze coi lievitati non escluda possano essere stati errori miei, ma prima di potervelo dire dovrei rifarle. Per questo non ve l'ho consigliato apertamente.
Se però qualcuno tra voi fosse interessato...il libro è Pane, di Linda Collister, Luxury Books.

3 aprile 2010

Il dolce pasquale di nonna e Buona Pasqua a tutti

fugaccia 2 wm

Non sapevo se sarei riuscita a postare questa ricetta in tempo, perché necessitava di diverse modifiche sulla versione originale.
E' una preparazione della mia nonna, trentina di nascita e vicentina di adozione, ed è la sua versione della fugassa veneta: senza questa in tavola per noi la Pasqua non è Pasqua.
Sottolineo che è la sua versione per almeno 3 ragioni:
1. è una ricetta ereditata dalla mia bisnonna
2. io non ho mai assaggiato la fugassa veneta "canonica" diciamo, quella di pasticceria: l'unica che abbia mai mangiato è questa, quindi questa è per me l'originale della mia infanzia. Ciò non vuol dire che sia LA ricetta, proprio perché non posso compararla. Ho però recentemente ricevuto apprezzamenti sul vecchio sito di cucina che frequentavo anni fa da una signora di Vicenza, che diceva entusiasta che sì, "questa è davvero la ricetta della fugassa"... Un punto a nostro favore ma di più non saprei dire. :)
3. è talmente la "sua versione" che ne ha perfino storpiato il nome. A casa nostra questa è da sempre la fugaccia.

Ora arrivo alle dolenti note.
Dolenti perché mai da piccola avrei creduto di metter mano a ricette di nonna, un sacrilegio. Eppure, non so se con gl'anni si sia confusa coi dosaggi degli ingredienti o che altro, ma quando le ho chiesto qualche anno fa la ricetta per farla alla mia domanda sulla dose di lievito mi ha risposto: 100 gr su Kg di farina.
100 gr? Ma è una quantità assurda!
Ah, se la fai con meno non viene, io la faccio così da sempre, beh non ti fidi più della tua nonna?
Ehm...
No, nonna mi spiace ma con tutto il cuore io 100 gr di lievito per kg di farina non ce li metto nemmeno se mi paghi.
Sarò diseredata probabilmente, ma non ne ho il cuore. :oP
Per il resto delle dosi ho dovuto variarla perché, come sempre, lei fa tutto ad occhio.
Con le prime indicazioni che mi aveva dato avevo ottenuto delle vere schifezze, così pian piano le rifacevo togliendo/aggiungendo a seconda dell'esperienza, arrivando a questo che è davvero buono.

Il risultato è un pane dolciastro soffice soffice, buono "pucciato" nel caffelatte così o spalmato di confetture a piacere vostro.

Con la fugaccia vi auguro anche una serena Pasqua, da passare con chi amate.

fugaccia 1 wm

"FUGACCIA" VENETA DI NONNA (riveduta e corretta da me)

Ingredienti per 3 fugacce

per la biga
400 gr di farina 00 W340
30 gr di latte in polvere*
300 gr di acqua
10 gr di lievito di birra fresco

per l'impasto finale
300 gr di farina 00 W340
300 gr di farina 00 per dolci (quella classica che si trova in tutti i super)
3 uova intere
15 gr di lievito di birra fresco
110 gr di burro
10 gr di sale
200 gr di circa di acqua** (o latte, io ho usato l'acqua)
scorza di 1/2 limone

per finire
1 uovo sbattuto
granella di zucchero


* nonna ovviamente non ha mai usato il latte in polvere, ma latte semplicemente, Potete quindi sostituire con quello tutta l'acqua indicata nella ricetta, se preferite
** l'acqua/latte dipende moltissimo da che farina usate. Io ho dovuto metterne 200 gr circa perché l'impasto era asciuttissimo, non prendeva tutta la farina. Ho smesso di aggiungerne appena l'impastatrice prendeva tutta la farina, creando l'impasto.
Mi spiace non poter essere più precisa, ma sono state modifiche necessarie al momento.


Preparazione

La sera prima mescolate gli ingredienti della biga fino ad avere una palletta morbida ed incordata.
Coprite con pellicola e riponete in frigo, nella parte bassa, per tutta la notte.
Il mattino seguente prelevatela dal frigo e lasciate un'oretta a temperatura ambiente.

Mettete nel bicchiere dell'impastatrice la biga, lo zucchero, la farina ed il lievito fresco sbriciolato: aggiungete circa 100 gr di acqua poco per volta, poi quando la farina l'avrà assorbita tutta iniziate ad aggiungere le uova, sempre una alla volta, dando il tempo alla macchina di far assorbire l'uovo dall'impasto.
Una volta messe le uova dovrete valutare l'impasto: se sarà già quasi omogeneo non aggiungete altri liquidi e procedete aggiungendo poco burro per volta, altrimenti aggiungete altra acqua: fermatevi appena vedrete che la farina viene "presa" dall' impasto.
Aggiungete il burro (a cui avrete aggiunto la scorza di limone) poco alla volta, ed una volta messo tutto passate al sale.
Ora lasciate lavorare la macchina finché l'impasto non sarà ben incordato, lucido ed elastico (nel mio caso una ventina di minuti).

Una volta pronto pesate l'impasto (dovrebbe essere sui 2 kg circa, il mio era 1.900 kg): a questo punto dividetelo in tre pagnotte.
Dev'essere un composto morbido e leggermente appiccicoso: per lavorarlo con le mani dovrete sporcarle con un po' di farina.
Prendete 3 stampi da panettone da 750 gr, chiudete a palletta i tre impasti e depositateli negli stampi.
Copriteli con pellicola e lasciate lievitare per un paio d'ore, o finché saranno 2 volte e 1/2 il volume iniziale.

Preriscaldate il forno a 180°.
Spennellate le fugacce con l'uovo sbattuto, praticate un taglio a croce al centro di ognuna (affondando di circa 1 cm, non di più) e cospargete di granella di zucchero.
Infornate nella parte centrale del forno per 30 minuti, poi coprite con la carta alluminio e proseguite la cottura altri 10 minuti.
Fate la prova stecchino prima di toglierle dal forno.

Mettete a raffreddare su una gratella.

fetta fugaccia 2 wm

Nota: nonna otteneva un impasto più sodo, che non si "siede" durante la lievitazione in teglia, e faceva quindi 3 semplici pallette e spolverizzava la teglia del forno con la farina di mais, quella per polenta, per non farle attaccare.
Con le mie dosi invece deve venire un impasto più soffice, e consiglierei di metterlo in un qualche stampo affinché cresca bene in altezza.
Con gli stampi da panettone che ho usato io è quadruplicato rispetto al volume della pallina iniziale.