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22 marzo 2013

Insalata speedy speedy

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Piatti veloci, ormai lo sapete.
Per non mangiare panini o pizza d'asporto tutti i giorni cucino quando il piccolino mi concede un'oretta o due intere pensando di dormicchiare tranquillo.
In quel lasso di tempo di solito: rassetto casa, passo l'aspirapolvere, carico lavatrice/lavastoviglie, preparo il brodo per la pappa del piccolo (eh sì, siamo già alle prime pappe), la cena ed il pranzo per me.
Avete presente Shiva, la divinità con più braccia? Ecco, quella sono io ma a velocità raddoppiata rispetto al normale :D.
Quando cucino nei ritagli di tempo devo per forza di cose velocizzare alcuni passaggi: i ceci in questo caso, per esempio, sono quelli già lessati.
Laddove i trucchi per risparmiare tempo non intaccano il prodotto finale in cucina, sono assolutamente favorevole ad essi.
Ovviamente, se il tempo non manca, andate coi ceci secchi ammollati la notte e lessateli voi.

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INSALATA DI COUSCOUS CON CECI E GAMBERI

Ingredienti per 4 persone

150 gr di couscous
200 gr di ceci (già cotti)
200 gr di gamberetti o code di gambero
1 cipolla bionda media
1 cucchiaio di sumac* -o sommacco, spezia reperibile nei negozi di prodotti orientali-
succo di limone
olio extravergine d'oliva
prezzemolo
sale
pepe bianco

*ha un sapore leggermente limonato. Se non l'avete mettete magari un po' di scorza di limone


Preparazione

Preparare il cous cous facendo bollire acqua salata in quantità pari al  suo peso (quindi 150 gr): versare l'acqua bollente sul cous cous, aggiungere un filo d'olio e coprire con pellicola. Tenere da parte.
In un padellino antiaderente scottare i gamberi con poco olio: condire con sale e pepe ed aggiungerli al cous cous, tenendo sempre coperto.
Nello stesso padellino cuocere la cipolla tagliata a fettine, con poco olio, fino a che non diventerà dorata: a questo punto aggiungere i ceci scolati dal liquido di conservazione e risciacquati, aggiungere il sumac, regolare di sale e pepe e lasciar insaporire.
Sgranare il couscous con due forchette, aggiungere ceci e cipolla e un po' di prezzemolo tritato.
Terminare con un giro d'olio, abbondante succo di limone ed una spolverata di prezzemolo a guarnire il tutto.

23 gennaio 2013

Il ritorno del cacio

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Vi ricordate della rubrica Cacioricette?
Avreste tutto il diritto di esservene scordati, vista e considerata la mia latitanza.. Vero è che le altre splendide blogger con cui la condivido hanno proseguito egregiamente, sfornando ricette deliziose: io invece in questi mesi ho avuto una sorta di congedo-maternità :D
Pian pianino cerco di rimettermi in pari e l'idea di cominciare con questi gnocchetti, e soprattutto col Caso Peruto (dell'azienda agricola Pacitti di Picinisco) protagonista della fonduta con cui sono conditi, è ottima.
Come sempre in questo caso per la ricetta vi dirotto su Qualeformaggio, il portale che ospita me e la rubrica suddetta: più precisamente la trovate QUI.
...e che buon cacio vi faccia ;P.


18 giugno 2012

Noodles con verdure e salmone

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Vassoio Gourmet Emile Henry

L'etnico si è impossessato di me!
Adoro il crescione, è una piantina che trovo deliziosa e che fatico a reperire in Italia: non escludo che sia colpa mia, che non cerco nei posti giusti, fatto sta che quando lo prendo è perché me ne sono andata in Svizzera da mamma, e con l'occasione mi faccio sempre un giretto nei negozi in cui so di trovare cose che in Italia non vedo.

crescione

L'ultima volta che ci sono stata ho visto (prima volta per quanto mi riguarda) l'erba cipollina cinese: fino ad ora vista solo in tv, ora la trovo!
Ancora non sapevo che farne, quindi l'ho lasciata al suo posto, ma sapere che se mi dovesse servirmi saprei dove reperirla mi rincuora e conforta :D.
Intanto, cuccatevi i miei noodles all'uovo con verdure miste (che potete ovviamente cambiare a piacere: io a queste aggiungerei anche dei bei peperoni, ma non li avevo in casa) e salmone fresco: un piatto completo e ricco di sapore.

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NOODLES ALL'UOVO CON VERDURE SALTATE, SALMONE E CRESCIONE

Ingredienti per 4 porzioni

500 gr di noodles
4 zucchine (solo la parte verde)
4 carote
4 belle manciate di germogli di soia
300-350 gr di filetto di salmone
4 cucchiaini di semi di sesamo tostati
3 manciate di crescione
olio per wok (se non lo trovate, olio di semi)
4 cucchiai circa di olio di sesamo
salsa di soia (q.b a regolare la sapidità della preparazione)


Preparazione

Scaldare una padella capiente a sufficienza per saltare verdure e noodles.
Versarci un filo d'olio per wok e cuocere il filetto di salmone: tenere da parte, in caldo.
Tagliare a bastoncini zucchine e carote, lavare il crescione e tostare i semi di sesamo in un padellino antiaderente.
Portare a bollore acqua salata e tuffarci i noodles.
Scaldare bene la padella in cui si è cotto il salmone, aggiungere un po' di olio per wok e versarci le zucchine: saltarle brevemente, a fuoco vivace, poi aggiungere le carote e da ultimi i germogli.
Regolare il gusto con l'olio di sesamo e la salsa di soia: aggiungere i noodles ormai cotti e saltare il tutto.
Una volta che i sapori si saranno amalgamati, servire: mettere sulla base del piatto i noodles con le verdure, aggiungere il salmone a fiocchi, mettere il crescione qui e là e terminare spolverizzando i semi di sesamo tostati.

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11 aprile 2012

E' arrivata la primavera...

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... ed è anche più pazzerella del solito!
Qui siamo passati da 28° a 15° nel giro di un battito di ciglia: le belle giornate primaverili sono piacevolissime ed amate solitamente anche da una che odia il caldo come me, ma qui si stava proprio esagerando... Per fortuna siamo rientrati in linea con le temperature del periodo, ed ora il sole scalda quel tanto da permettere di bighellonare senza giacca e godersi il tepore.
Perfetto! Magari si andasse avanti così fino a settembre :P
Mai come quest'anno, il risveglio della natura coincide anche col mio stato d'animo: la dolce attesa mi sta portando a modificare i miei ritmi e le mie necessità, seguendo prima di tutto le sensazioni che il mio corpo mi trasmette. La primavera per me vuol dire ritmi diversi; rispetto al lento procede dell'inverno ci si rigenera in qualche modo, adattandosi alla nuova luce, alle temperature in salita, ai prodotti di stagione che cambiano.
Le voglie, si sa, sono tipiche della gravidanza ed io non ne sono immune: fragole ed asparagi sono da sempre gli ingredienti che attendo con più ansia da questa stagione.
Proprio gli asparagi sono i protagonisti della ricetta di oggi, insieme agli agretti, altro prodotto del periodo.
Ho realizzato questo piatto usando della fregula sarda (media), ma nulla toglie che possiate farci un bel risotto se non l'avete o non vi piace.
Vi consiglio però di farla: ha un gusto delicatissimo, che a piacere può esser reso più deciso aggiungendo del porro o del cipollotto, è fresca e piacevole, fa bene ed è un piatto davvero completo.
Esattamente quel che ci vuole per il nostro...risveglio.

 Fregula con agretti, asparagi e filetto di salmone

FREGULA CON AGRETTI, ASPARAGI E FILETTO DI SALMONE

Ingredienti per 4

320-350 gr di fregula
150 gr di asparagi (gambi e punte)
120 gr di agretti
250 gr di filetto di salmone fresco
20 gr di burro alle erbe
poco olio extravergine
brodo di pesce (o vegetale, o ancora acqua salata)
2 cucchiai di robiola per mantecare
vino bianco
pepe bianco
sale
spruzzata di limone per finire


Preparazione

Scaldare una padella antiaderente, metterci il burro alle erbe con poco olio e cuocere rapidamente il filetto di salmone, tagliato a striscioline sottili.
Regolare di sale e tenere da parte.
Sbollentare asparagi ed agretti per 6-7 minuti (aggiungendo le punte degli asparagi solo gli ultimi 2-3), poi saltarli per un minuto nella padella in cui si è cotto il salmone.
Regolare di sale e tenere da parte.
Sempre in questa padella, in cui ci saranno ormai gli umori del pesce e delle verdure, cuocere la fregula come fosse un risotto.
Tostarla con poco olio nella padella ben calda, sfumare con vino bianco e cominciare la cottura col brodo bollente, aggiungendone poco alla volta.
Quando la fregula sarà cotta (i tempi dipendono dalle dimensioni e dalla vivacità del fuoco usato) mantecatela con la robiola, aggiungete il salmone e le verdure e, a fuoco spento, finite con un poco di succo di limone, se piace il contrasto acidulo (a me piace molto e lo metto).
Impiattare e servire.


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14 marzo 2012

Che potevo prepararci mai, in una risottiera?

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Come a tutte le appassionate di cucina, capita anche a me (con una certa regolarità, confesso :P) di ritrovarmi a cucinare con pentole ed utensili spesso nuovi : capita anche la foga del voler provare il prima possibile la new entry, per testare e toccare con mano se abbia fatto l'acquisto del secolo o preso un'enorme cantonata.
Ecco, non che con Emile Henry mi sia mai capitato nulla del genere, anzi! E' uno di quei marchi che ho amato appena conosciuto, e desiderato ardentemente ogni volta che mi è capitato di vedere in qualche vetrina: tutto ciò che ho preso non mi ha mai delusa, né nello stile, né nelle prestazioni e ancor meno nella durata!
Però ecco...
Il desiderio di buttarmi subito in cucina, quello non me lo levo mai, e quando voglio testare qualcosa di nuovo il mio comportamento è sempre lo stesso: per verificarne le reali potenzialità ci cucino qualcosa di conosciuto, di amato, e che so fare ormai ad occhi chiusi, tanto spesso l'ho realizzato.
Uso i cavalli di battaglia insomma!
Per testare una risottiera poi, nonostante si presti a molteplici usi, potevo mai non fare un risotto?
Ed uno dei risotti che più si mangia qui, uno dei classici intramontabili, è con radicchio e salsiccia: dopo averlo mangiato anni ed anni fa dalla suocera non ho mai più potuto farne a meno!

Questa con Emile Henry è una delle pochissime collaborazioni che ho deciso di accettare (ed a breve ne troverete un'altra), sempre perché il mio desiderio è quello di proporre a chi mi legge prodotti che realmente amo e ritengo validi, e non ci tengo a proporvi un blog che sembri una sorta di lista della spesa.
Il rispetto per me stessa e per chi mi legge e si fida della mia opinione per me viene prima di tutto.

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RISOTTO RADICCHIO E SALSICCIA

Ingredienti per 3 porzioni

220 gr di riso da risotto
1 bel radicchio rosso, grande (scegliete il radicchio che preferite)
250-300 gr di salsiccia (anche qui, scegliete la vostra preferita)
aglio
poco olio
peperoncino
vino rosso
brodo di carne
abbondante parmigiano o grana


Preparazione

In una padella scaldare aglio, olio e peperoncino: versarci i pezzi di salsiccia privati del budello e fatti a tocchetti, farli rosolare finché saranno belli dorati e sfumare con vino rosso.
Mentre la salsiccia cuoce lavare bene e tagliare a striscioline il radicchio.
A questo punto mettere il radicchio in padella, coprire e lasciar appassire un paio di minuti.
Regolare di sale e pepe e spegnere.
Prendere il tegame in cui si cuocerà il riso (nel mio caso la risottiera Emile Henry), scaldare a fiamma media fino a che il fondo del tegame sarà rovente e cambierà colore.
Aggiungere una noce di burro e tostare il riso: sfumarlo con un po' di vino rosso (lo stesso usato prima), lasciar evaporare l'alcol ed iniziare la cottura del riso col brodo bollente, un mestolo alla volta e mescolando, aggiungendo altro brodo solo quando il precedente sarà stato assorbito dal riso.
Quando si è ormai a fine cottura aggiungere radicchio e salsiccia al risotto, mescolare bene, aggiungere abbondante parmigiano o grana e mantecare con una nocina di burro.

25 gennaio 2012

Sa fregula sarda...

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Ci sono quei piatti che ti vengono in mente così, in un attimo.
Niente di strambo o accostamenti arditi, ma sapori in cui ti rifugi quando hai voglia di piatti familiari.
Quando ho sentito sul palato il sapore di questa strepitosa Ricotta di Bufala, così ricca, cremosa, setosa e vellutata, mi è parso di toccare il cielo con un dito.
Una ricotta veramente al top.
Ormai per chi mi segue da un po' leggere di una ricetta con un formaggio protagonista richiama alla mente subito la rubrica CacioRicette di Qualeformaggio: infatti oggi è nuovamente il mio turno! :)
La cosa meravigliosa che già sapevo ma che man mano che la rubrica prosegue mi riempie di ancor maggiore consapevolezza è che la qualità di questi prodotti è indiscutibilmente superiore: anche una profana come me percepisce la qualità del prodotto al primo assaggio.
Ho assaggiato formaggi di cui non ho trovato pari (ad oggi) nella grande distribuzione, e questo mi spinge ad essere sempre più convinta su questo progetto: dare più visibilità possibile ai piccoli produttori che riescono a darci formaggi tanto buoni da animali al pascolo, nutriti senza porcherie e non bombardati di farmaci.

Stavolta, per questa ricotta così ricca e "grassa", l'accostamento all'acidità del pomodoro ed alla freschezza dei cipollotti è venuto spontaneo.
[Apro parentesi sui pomodori. A parte quei 4 che vedete in foto per far scena in questa stagione è meglio usare pomodori pelati, che hanno il sapore di pomodoro e non di acqua sporca. In estate invece andate beatamente di succosi  e profumatissimi pomodori freschi]
Ho voluto però proporvi il tutto non in una pasta o in un risotto, ma con la fregula sarda: la fregula si ottiene bagnando con acqua la semola all'interno di un cestino e facendo con la mano un movimento circolare, ottenendo così piccole palline (che verranno divise a seconda delle dimensioni in piccole, medie o grosse) e successivamente tostate in forno. Le sue dimensioni possono variare dai 2 ai 6 millimetri.
L'accostamento al pomodoro per la fregula è tutt'altro che inusuale, il resto è venuto da sé.
Per la ricetta, come sempre, vi rimando direttamente QUI...



16 gennaio 2012

Preparazioni base: gli gnocchi di patate

gnocchi

Gli gnocchi sono una di quelle preparazioni che, se fossero un attimo meno "noiose", preparerei anche due volte a settimana.
Ne vado matta ma li preparo raramente proprio perché sporco un sacco in cucina e son pallosi da realizzare, e per questo motivo ogni volta che li rifaccio non ricordo mai quante patate servano per averne due porzioni, cioè quelle che tendenzialmente servono a casa mia.
Nel dubbio esagero sempre, sia perché ci piacciono molto sia perché, essendo dannatamente golosi, la nostra porzione è forse un tantinello superiore a quella che dei comuni mortali considererebbero tale :D.
Le patate adatte per la realizzazione degli gnocchi sono quelle un po' vecchiotte, a pasta bianca e farinose.
La dose ottimale di farina sarebbe nelle proporzioni 1:3 (1 parte di farina su 3 di patate): più farina si aggiunge più gli gnocchi tenderanno ad essere duri ed a sapere di farina anziché di patate.
C'è chi aggiunge un uovo all'impasto, come fa mia nonna per esempio: a me piacciono comunque, ma se si usano le patate giuste l'uovo è tutt'altro che necessario, anzi.
Io faccio l'impasto quando le patate sono tiepide, perché col calore che ancora hanno si amalgamano bene alla farina ma hanno lasciato evaporare parte dell'acqua accumulata in cottura, quindi questo mi aiuta a non dover aggiungere altra farina.
Noi li mangiamo tendenzialmente con 3 sughi: burro e salvia -e parmigiano a gogo'-, ragù e ai formaggi.
Se vi piacesse la variante degli gnocchi di zucca, QUI trovate la ricetta.

Ultima cosa: la nostra ormai famosa squadra, nata grazie a Cucinando, ha aperto il 2012 chiudendo un contest e ripartendo a razzo con un altro, Cucinando con il Cuore.



Per tutte le info sulle regole di partecipazione vi rimando alla direttissima interessata, Valentina!
Venghino siore e siori, venghino! :D


gnocchi

GNOCCHI DI PATATE

Ingredienti per circa 2 porzioni (delle nostre :D)

500 gr di patate farinose a pasta bianca
150 gr di farina 00
pizzico di sale


Preparazione

Sbucciate le patate e fatele cuocere a vapore fino a che saranno morbide (controllate con una forchetta: se i rebbi passano la patata da parte a parte senza forzare sono pronte): tagliatele tutte più o meno della stessa misura, così che siano cotte tutte nello stesso tempo.
Lasciatele scoperchiate, così che si intiepidiscano e perdano tramite il vapore parte dell'acqua accumulata in cottura.
Passatele con lo schiacciapatate, aggiungete un pizzico di sale e la farina ed impastate quel tanto che basta per ottenere un impasto omogeneo: non deve incollare alle mani ma deve comunque essere morbido. Se fosse necessario potete aggiungere un altro pugnetto di farina, ma se possibile evitate.
Prendete dei pezzetti di impasto e fate dei cordoncini dello spessore delle vostre dita circa: col un coltello infarinato tagliate tanti tocchetti di circa 2 cm di lunghezza.
Una volta finito il procedimento con tutto l'impasto passate gli gnocchi, rotolandoli con una leggere pressione, sul rigagnocchi o, in mancanza, sui rebbi di una forchetta: quei piccoli solchi permetteranno agli gnocchi di prendere meglio il sugo.
Portate a bollore abbondante acqua salata (io aggiungo un cucchiaio di olio, per aiutarli a non attaccarsi tra loro) e tuffateli una volta bollente.
Mescolate delicatamente per evitare che si attacchino sul fondo poi lasciateli stare: appena verranno a galla saranno pronti.
Tuffateli nella padella di sugo a vostra scelta, saltateli appena e servite.

9 novembre 2011

Il risotto da rubrica...

risotto zafferano, broccoli e grigna valsassina

...eh sì, vi ricordate il progetto sui formaggi di qualità di cui vi ho parlato un mesetto fa? La rubrica delle Cacioricette?
Quella ospitata sul portale Qualeformaggio e gestita a più mani con le blogger di Pane, burro e marmellata, Kitty's Kitchen, La signora Laura e Il pasto nudo?
Beh, ci risiamo, tocca nuovamente a me anticiparvi qui quel che ho fatto stavolta ;).
Il formaggio con cui ho potuto "giocare", dopo la splendida robiola delle Crocchette di pollo è il Grigna Valsassina.

Stagionatura: 3 mesi
Diametro: 38 cm
Scalzo: 7,5 cm
Peso: 12 kg
Produttore: Invernizzi Daniele, Cremeno (Lc)

Risotto_zafferano_grigna1

Il Grigna Valsassina è stato uno dei formaggi che ho preferito tra quelli usati: è un formaggio delicato ma con una sua personalità, al primo assaggio sembra dolce ma poi fuoriescono note più decise.
Saporito, è delizioso sia crudo gustato in purezza, sia abbinato a sapori delicati, che non lo coprano ma riescano ad armonizzarsi ed a valorizzarlo.
In questo secondo caso io ho trovato l'accoppiata con broccoli e zafferano assolutamente vincente.

Se vi va di sapere come è nato questo risotto, passate QUI per avere la ricetta completa...

19 settembre 2011

Amorfico :)

pasta ai fichi 2

Ancora fichi, perché "fico è bello".
Ok, questa me la potevo anche risparmiare ;P.
Finché ce ne sono qui si mangiano in ogni salsa o forma, sperando di accumulare dose e soddisfazione sufficienti a scavallare la stagione ficosenza, un po' come gli orsi che passano i mesi ad accumulare grasso per superare il letargo con le scorte necessarie. Ora che ci penso, anche col grasso l'accumulo è simile, ma questa è un'altra storia! :DDD
Quando si usano i fichi nel salato vengono sempre abbinati a sapori di contrasto piuttosto accentuati: affettati e formaggi saporiti in primis.
Anche in questo caso la sapidità a contrasto c'è ed è data da caprino e prosciutto crudo, in tutto presentato sotto forma di piatto di pasta, integrale.
Un primo piatto di sicuro effetto, e se amate l'abbinamento del fico al salato non potrete non innamorarvene.

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PENNE INTEGRALI CON CAPRINO, CRUDO, FICHI E TIMO LIMONE


Ingredienti per 2 porzioni


200 gr di penne integrali
formaggio caprino fresco a piacere
1 cucchiaio di mascarpone
2-3 fette di prosciutto crudo dolce
fichi a piacere
timo limone (o timo normale) a piacere
sale
pepe bianco




Preparazione


Mettere a cuocere la pasta, intanto preparare il condimento mescolando i caprini col mascarpone fino ad averli amalgamati bene: aggiungere timo limone a piacere e parte del prosciutto crudo. Regolare di sale e pepe.
A parte tagliare i fichi a spicchietti.
Scolare la pasta, condirla nel sugo, servirla nei piatti completando con timo fresco, il rimanente prosciutto ed i fichi.

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5 settembre 2011

Limone, pecorino e pinoli tostati...

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La panna in cucina, per i piatti salati, non la uso praticamente mai.
Non è un merito né una colpa, ma un semplice dato di fatto.
A dirla proprio tutta spessissimo la panna manca proprio dal mio frigo, la compro solo quando so di voler fare qualche dolce come panna cotta, crème brûlée o tripudi di frutti di bosco.
Poi succede che ne avanzi un po' dalle varie preparazioni dolci, ed io la schiaffo dove capita prima che scada.
In questo caso è finita in una delicata e deliziosa pasta, accompagnata dalla freschezza della scorza di limone e dalla sapidità del pecorino.
Magari a qualcuno può sembrare un accostamento curioso o azzardato, invece se calibrato bene e se realizzato seguendo i propri gusti bilanciando i vari sapori, è veramente buonissimo.


fusilli 1

FUSILLI ALLA CREMA DI PECORINO E LIMONE

Ingredienti per 2 persone
200 gr di fusilli
scorza di 1 limone
una noce di burro
100 gr di panna fresca
una manciata di pinoli
2 cucchiai di pecorino grattugiato
prezzemolo
sale, pepe bianco


Preparazione

Mettere a cuocere i fusilli, nel mentre realizzare il sugo.
In una padella mettere il burro, la scorza di limone e la panna: appena il tutto spicca il bollore spegnere: aggiungere il pecorino, il prezzemolo, il sale se necessario ed il pepe e mescolare.
In un pentolino a parte tostare i pinoli fino a che saranno dorati.
Quando la pasta sarà pronta versare nella padella e condire bene, finendo il tutto coi pinoli tostati e se piace ancora qualche filo di scorza di limone fresca.



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11 luglio 2011

When the summer comes, back to basic...e nuovo contest!

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Quando fa caldo la mia voglia di accendere i fornelli e dedicarsi a preparazioni lunghe è pari a 0.
A mala pena riesco a mangiare qualcosa di diverso da un melone, figurarsi mettermi a realizzare sughi elaborati.
Questo blog, come molti altri del resto, è nato per riportare le ricette che regolarmente appunto in giro per casa, o per raccogliere quelle che da sempre faccio.
La pasta aglio, olio e peperoncino è un basic che dubito manchi in qualche cucina: ingredienti sempre a disposizione in dispensa, rapidità di esecuzione, pochissima cottura.
Perfetta.
A questa pasta classicissima ho aggiunto un semplice ingrediente, i pomodori secchi (nel mio caso quelli sotto sale, ma van benone sottolio).
Grazie al blog poi, ho avuto modo di scoprire diversi ingredienti di cui fino a pochi anni fa ignoravo del tutto l'esistenza (vi ricordate del panko?): ho pensato quindi di sostituire il classico pangrattato col panko, che avendo delle briciole più grosse e grezze diventa bello croccante e saporito una volta tostato.
Tutto qui... Ma se fatta bene, è una pasta meravigliosa.

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PASTA AGLIO, OLIO, POMODORI SECCHI E PREZZEMOLO

Ingredienti per 4
400 gr di pasta 
3 spicchi d'aglio
peperoncino
4-5 pomodori secchi sottolio
prezzemolo
4 cucchiai rasi di panko (o pangrattato)
olio
sale


Preparazione

Sgocciolare e tritare i pomodori.
Affettare l'aglio e tritare il prezzemolo.
Mettere a cuocere la pasta: intanto, in un padellino antiaderente, mettere a rosolare l'aglio a fiamma media con due cucchiai d' olio.
In un'altra padella, sempre con un goccio d'olio, mettere a tostare il pangrattato con un po' di peperoncino: una volta dorato spegnere il fuoco e tenere da parte.
Scolare la pasta mantenendo un poco di acqua di cottura, e versarla nella padella con aglio ed olio: aggiungere in prezzemolo tritato, i pomodori a fette e mescolare.
Cospargere infine col pangrattato tostato e servire.

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P.s: volevo segnalarvi il nuovo contest che Fragola e Limone, in collaborazione con Cucinando e la squadra di bloggers, ha fatto partire lo scorso 7 luglio: CUCINANDO DOLCEMENTE.



Per tutte le informazioni sulle modalità di partecipazioni ed i premi in palio, vi rimando al post più che esaustivo della Pippi ;D.
Partecipate numerosi, mi raccomando: sapete che sui dolci non riesco a trattenermi!!

20 giugno 2011

Il risotto che ci piace...

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Ormai lo shop online Cucinando e la squadra di blogger la conoscete, è già da un po' che ci dedichiamo a postare ricette che abbiano un filo conduttore.
Stavolta l'idea del post l'ha lanciata Valentina, pensando di inaugurare l'ingresso nella stagione estiva (domani è il 21 giugno, ricordate? ;)) con qualcosa che ci ricordasse l'estate.
Per me l'estate è puro odio, ve lo dico ogni anno di questi tempi e l'ho ribadito anche parlandovi delle tortine di carote : non sopporto l'afa ed il caldo e detesto il mare.
Il pensiero mangereccio che però lego a questa stagione, oltre alla varietà di frutti che adoro, è sicuramente legato a pesce e crostacei. Il risotto forse non è propriamente qualcosa che vien voglia di preparare quando ci sono 30° fuori, però i crostacei li adoriamo ed ordiniamo spesso anche al ristorante.
Il risotto di scampi è sicuramente una delle grandi passioni del fidanzato.
Quando siamo fuori a pranzo e ne legge traccia nei menù, fosse per lui ordinerebbe sempre quello, salvo poi guardarmi, vedere il mio sguardo accusatore mentre lentamente scuoto la testa in un incontestabile no, non ti azzardare.
Non fraintendetemi, anche a me piace molto.
Il fatto è che spesso, con la storia della "cremina degli scampi", capita di ritrovarsi a mangiare risotti fatti con preparati aromatizzati, che non solo non sono buoni quanto un risotto preparato come si deve, ma ovviamente te lo fanno strapagare.
Poi, come dire... Quella volta che si va al ristorante è anche divertente e piacevole assaggiare piatti diversi dal solito.
Così, per calmare le sue voglie, manco fosse incinto, ogni tanto il risotto glielo faccio io.
Come si deve, coi tempi che servono.
Ammetto che, realizzato con la cura necessaria, rientra anche nella mia top 5 dei risotti. :D

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IL MIO RISOTTO DI SCAMPI

Ingredienti per 4 persone

1 cipolla grande
1 carota grande
2 cucchiai di concentrato di pomodoro
1 foglia di alloro, gambetti di prezzemolo, un cucchiaio di timo secco (o qualche rametto di fresco)
1,2 kg di scampi interi
3 cucchiai di brandy
1 bicchiere di vino bianco
olio
burro
360 gr di riso da risotto (Carnaroli, Sant'Andrea, Arborio,...)
prezzemolo


Preparazione

Pulire gli scampi, recuperando la polpa a dadi grossolani da una parte e le teste dall'altra.
Tagliare grossolanamente carota e cipolla, mentre si scalda bene una pentola dai bordi alti sul fuoco: aggiungere una noce di burro ed un cucchiaio di olio e rosolare a fuoco vivace cipolla e carote.
Aggiungere le teste degli scampi, schiacciandole bene col cucchiaio di legno, così da far uscire tutto il sapore (il sapore degli scampi è tutto nelle teste).
Sfumare col brandy, evaporato l'alcool sfumare col vino bianco: lasciare nuovamente evaporare, poi aggiungere le erbe aromatiche ed il concentrato di pomodoro.
Mescolare bene, aggiungere acqua fredda fino a coprire il tutto, portare a bollore, abbassare la fiamma e coprire, lasciando cuocere 1 ora.
Una volta che il brodo di crostacei è pronto, filtrare il tutto e rimettete sul fuoco.
In una casseruola adatta alla cottura del risotto mettere una noce di burro: tostare bene il riso, sfumare con un goccio di vino bianco (lo stesso usato per il brodo) ed iniziare la cottura del risotto.
A cottura quasi ultimata, quando mancherà 1 minuto, aggiungere la polpa degli scampi e mescolare bene.
Spegnere il fuoco e lasciar riposare il risotto, coperto, un paio di minuti.
Mantecare con poco burro, aggiungere un cucchiaio di prezzemolo tritato e servire.

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17 marzo 2011

Buon compleanno Italia mia...e risotto.

"Quando sarò grande andrò a vivere in Italia!"
"E perché scusa? Qui non stai bene?"
"Certo che sto bene, ma io mi sento italiana!"
"Beh, lo sei. I tuoi nonni paterni sono di Varese, i materni trentina e laziale, la mamma vicentina, hai documenti italiani... il tuo essere italiana non cambia mica se vivi qui, ce l'hai nel sangue!"
"Lo so, è proprio per questo che devo andarci. Non mi basta essere italiana qui, voglio esserlo lì".

Questa conversazione avveniva con una discreta frequenza tra una piccola Sarah e suo padre.
Nata e cresciuta in Ticino fino ai 21 anni, questo richiamo verso quelle che sono le mie origini l'ho sempre sentito forte.
Lui non ha mai compreso davvero quanto sentissi forte il legame con l'Italia.
Mio padre è nato in Svizzera, da genitori italiani: ha giurato fedeltà alla Svizzera, ha fatto il militare lì, ci è cresciuto, esattamente come me, ma lui si sente profondamente svizzero. Non credo abbia mai sentito le sue origini italiane, e se l'ha fatto non ne ha mai parlato.
Partivamo praticamente dalla stessa situazione, eppure questo mio amore per l'Italia non l'ha mai compreso.
Io adoro la Svizzera, e me ne sono resa conto proprio quando me ne sono andata. Sono svizzera per moltissimi tratti del mio carattere: precisa, puntigliosa, riservata, puntuale, estremamente rispettosa delle regole. Sono orgogliosa di essere svizzera, su questo non ci piove.
Nonostante questo, l'Italia mi è sempre stata nel cuore. Non so spiegarlo a parole, è una sensazione, un richiamo, un po' come le sirene per Ulisse: lo senti e non riesci a resistere.
Alla fine ci sono venuta davvero a vivere, in Italia.
Ci siamo guardate per un po', io la immaginavo diversa, idealizzandola forse come si fa con tutti i grandi Amori: mi ha sorpresa, nel bene e purtroppo ultimamente spesso nel male.
Non è questa l'Italia che sognavo, ci sono tante cose che non mi piacciono e che vorrei cambiassero, tante persone che vorrei si levassero di torno e lasciassero finalmente respirare il Paese.
Nonostante tutto però, nonostante i difetti, i problemi, le crisi almeno in una cosa vorrei restasse così com'è : un' Italia u-ni-ta.
E continuo a viverci con la speranza che possa riprendersi la dignità che merita, vorrei che si cominciasse a respirare un'aria nuova, che si spendessero soldi per la cultura, che non si chiudessero ospedali, che si costruissero nuove carceri anziché svuotarle una tantum ributtando per strada delinquenti, che si creassero fondi per la scuola pubblica affinché tutti avessero le stesse possibilità di crescere e (in)formarsi, che invece di insultare una popolazione colpita dal terremoto dicendo che è un peso per il Paese si cominciasse a far qualcosa per dar loro una casa e rendergli indietro una vita, che ci fosse maggiore umanità per chi sta peggio invece di scansarlo perché ci rallenta il cammino, che si smettesse di ingegnarsi per fare le cose in modo furbo -e spesso disonesto- e si iniziasse ad usare quel tempo per fare qualcosa di intelligente; vorrei che ognuno di noi si rendesse conto che abbiamo tutti una responsabilità (chi piccola, chi più grande) per come stanno andando le cose e che tutti cercassimo di fare del nostro meglio per tirare finalmente su la testa.
Vorrei il meglio per questo Paese che avrebbe tutto (mare, montagne, cultura, città splendide, una profonda cultura gastronomica) e che non sa valorizzare niente.
Vorrei ci si liberasse finalmente del vecchio e che si potesse cominciare ad essere quel Paese meraviglioso che sognavo da piccola.

Buon compleanno, mia amata Italia: che questi primi 150 anni ti siano d'insegnamento, che tu possa affrontare il futuro ricordando i tanti errori e che soprattutto possa crescere sulle basi di quel che di buono c'è stato.



Come dicevo qui sopra le mie origini italiane sono diverse e variegate: dovendo scegliere una ricetta da proporvi oggi opto per la Lombardia, regione in cui vivo ora.
Riccardo e Valentina, di Cucinando, hanno pensato di chiedere alla squadra di blogger con cui collaborano  di proporre ognuna una ricetta della propria regione proprio per questa giornata, così da unirci virtualmente anche attorno ad un tavolo, ognuna col suo piatto: la foto qui sopra è il simbolo di questa idea, e guardate come hanno addobbato a festa la vetrina del negozio.

Per "Cucinando in..." quindi vi propongo una ricetta tipica della Lombardia, il classicissimo risotto allo zafferano.

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Per la ricetta del RISOTTO ALLO ZAFFERANO vi rimando direttamente QUI, dove ne troverete anche la storia.

Oppure seguite la mia ;)

Ingredienti per 2 persone

200 gr di riso Arborio o quel che preferite per i vostri risotti
1/2 cipolla
midollo q.b (a piacere)
burro q.b
parmigiano q.b
pizzico di zafferano (NON quello in polvere, ma i fili veri e propri)
brodo di carne leggero


Preparazione

In una noce generosa di burro fate soffriggere la cipolla ed il midollo, aggiungeteci il riso e tostatelo.
Cominciate a cuocerlo aggiungendo gradualmente il brodo, in cui io metto in infusione lo zafferano (potete anche farlo rinvenire in un mestolo di brodo caldo ed aggiungerlo subito tutto al risotto).
Portate il riso a cottura, mantecate con ancora un poco di burro ed abbondante parmigiano.

3 gennaio 2011

Un risotto classico, semplice ed irrinunciabile

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Primo post del nuovo anno... Io ancora rotolo per i bagordi di queste festività, mi barcameno con overdose di  alcaselzer ed evito accuratamente di avvicinare la bilancia, oggetto del Male scaturito da una mente malata e perversa (si capisce molto che la odio, sì? :D)
Questo piatto l'ho fotografato circa un mesetto fa (rimasto in stand by perché superato dall'urgenza di postare foto di ricette festive), ma è una di quelle preparazioni fisse a casa mia, sia per la bontà che per la semplicità di esecuzione.
Un classico basic che di più non si può: risotto al Taleggio.
Del mio amore per i formaggi vi ho già parlato ampiamente in più occasioni (qui e qui, due su tutte): il Taleggio è uno di quelli che ho cominciato ad amare da adulta, non perché da piccola non mi piacesse, semplicemente perché non era tra i formaggi che mamma acquistava e quindi non l'ho assaggiato per molti anni.
Una volta assaggiato però è stato amore istantaneo.
Sono capace di mangiarmelo così, senza nulla, semplicemente a temperatura ambiente.
Se però decido di usarlo per cucinare, il risotto è in assoluto la mia scelta preferita.
Mi piace talmente che voglio che il sapore unico del formaggio non venga mescolato ad altri: ne scaturisce un risotto veramente semplice, banale, direi quasi monacale. Niente cipolla o scalogno, niente parmigiano alla fine per mantecare, a volte anziché un brodo vegetale uso addirittura solo acqua legger(issima)mente salata.
Unica nota che non elimino è il vino bianco per sfumare, che dà al risotto quella puntina di acidità -non so se sia definibile così tecnicamente, ma è la sensazione gustativa che dà a me- che secondo me è irrinunciabile qui.
Che aggiungere? Nulla, è davvero semplice ed è forse più adatto a chi è alle prime armi in cucina ed è in cerca delle prime ricette da aggiungere al proprio repertorio, che non necessitino di molti ingredienti e siano semplici da realizzare.

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RISOTTO AL TALEGGIO

Ingredienti per 4
360 gr di riso (nel mio caso Carnaroli)
1 bella noce di burro
brodo vegetale q.b
200-220 gr di taleggio
vino bianco secco per sfumare
sale, pepe bianco


Preparazione

Fate sciogliere la noce di burro, tuffate il riso e fatelo tostare finché sentirete che comincia a fare un rumore diverso all'interno della casseruola ed inizia leggermente ad attaccare al fondo.
Sfumate col vino bianco, lasciate evaporare completamente l'alcool ed iniziate la cottura del risotto.
Per questo step ci sono due scuole di pensiero differenti: quella di aggiungere il brodo man mano che si consuma durante la cottura oppure aggiungerlo quasi tutto subito e lasciar cuocere il riso praticamente senza toccarlo.
Francamente io preferisco aggiungere il brodo man mano, perché nell'altro metodo ho più la sensazione di fare una sorta di riso bollito anziché un risotto. Inoltre il continuo rimestare il riso fa fuoriuscire un po' alla volta l'amido, creando alla fine, durante la fase di manteca, una cremina che mi pare più marcata.
Comunque muovetevi come preferite, portando il riso a cottura -circa 15 minuti-.
Quando sarà pronto, mantecate aggiungendo semplicemente il taleggio: regolate di sale e pepe bianco solo dopo aver aggiunto il formaggio, per evitare di ottenere un prodotto troppo sapido.

NdA: nella foto ho finito il risotto con una fetta di prosciutto crudo, più per un discorso di estetica della foto che non perché vi consigli di farlo. Il prosciutto è molto saporito ed aggiunto a questo risotto lo rende davvero molto, troppo sapido.
Lasciatelo così, semplice, oppure se amate il classico abbinamento formaggio e pere potete realizzare questo risotto come ha fatto Arietta ;)

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31 ottobre 2010

Di corrieri e cene rimediate in extremis...

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Questa pasta è nata per un motivo semplicissimo quanto stupido.
Mi sono ritrovata bloccata in casa per 3 giorni ed ho fatto cena con quel che offriva il frigo: la causa? Ero in attesa di due corrieri due, così onde evitare che arrivassero proprio mentre ero a far spese e dover successivamente pregarli in swahili antico per farli tornare in orari che potessero andarmi bene, mi sono segregata in casa.
Fosse stato per me avrei tirato a campare come faccio quasi sempre, ma avendo anche un uomo da sfamare...come dire, mi faceva brutto presentargli latte e biscotti per cena...
Apro il frigo, vedo i broccoli, la pancetta, il porro che necessita urgentemente di essere utilizzato.
Perfetto: pasta al forno!
Adoro la crosticina che si crea in superficie con la gratinatura, al punto che spesso lascio gratinare anche troppo, sbruciacchiando un po' la pasta (perché a me piace così e l'uomo si adattasse, ooooh là ;D).
Tutto sommato sono le preparazioni che spesso mi danno più soddisfazione, quelle nate proprio da quel che c'è in casa.

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MEZZE MANICHE CON BESCIAMELLA AI PORRI, BROCCOLI E PANCETTA


Ingredienti


300 gr di pasta
150 gr di scamorza fresca
100 gr di pancetta dolce
250 gr di broccoli (al netto, già puliti)

per la besciamella ai porri

30 gr di burro
1 porro
30 gr di farina
400 gr di latte (anche 420-430)
sale, pepe, noce moscata
parmigiano a piacere

per gratinare

parmigiano a piacere
fiocchetti di burro


Preparazione

Per prima cosa preparate la besciamella: pulite il porro e tagliatelo sottile sottile.
Mettete il burro a sciogliere a fuoco dolce, aggiungeteci il porro e fatelo stufare, aiutandovi se servisse con un goccino di acqua.
Una volta che sarà bello morbido (una decina di minuti) aggiungete la farina e mescolate: pian piano, sempre mescolando, aggiungete il latte e portate a cottura la besciamella. Una volta pronta regolate di sale, pepe, noce moscata e parmigiano. Andateci cauti col sale, perché oltre al parmigiano, già sapido di suo, ci sarà anche la pancetta, molto saporita.
Pulite i broccoli e sbollentateli 1 minuti in acqua bollente e leggermente salata: scolateli e mettete da parte.
In un padellino antiaderente fate rosolare la pancetta dolce: una volta pronta scolatela e tenete da parte anche quella.

Cuocete la pasta al dente, scolatela (lasciate pure un pochino di acqua) e tuffatela nella besciamella: mescolate bene, poi aggiungete la pancetta, i broccoli e la scamorza fresca fatta a dadini.
Versate la pasta in una pirofila precedentemente imburrata, spolverizzate ancora con un bel po' di parmigiano e qualche fiocchetto di burro ed infornate 15-20 minuti a 180-200°, il tempo di far gratinare la superficie ed avere quella sfiziosa crosticina sulla pasta.

NdA: siccome ci sono 3 passaggi da fare con padelle varie, per evitare di sporcare più pentole io mi muovo così. Prendo una pentola di misura adatta e come prima operazione sbollento i broccoli. Scolo tutta l'acqua e nella stessa padella faccio rosolare la pancetta: una volta scolata dal grasso, pulisco bene con un pezzo di scottex e nella stessa pentola preparo la besciamella.
Seguendo questo ordine sporco un solo attrezzo anziché tre.

28 ottobre 2010

Una cocottina ricca e fumante...

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Non so a voi, ma per quanto mi riguarda le cose gratinate in forno su di me hanno lo stesso effetto dei fritti: le trovo tutte buone!
Era da un po' di tempo che avevo voglia di provare questi particolari gnocchetti: ricordo di averli visti tempo fa in televisione, realizzati da Laura Ravaioli, uno degli chef del canale satellitare Gamberorosso channel.
Non mi ero trascritta la ricetta, "tanto è facile da ricordare: è come fare una pasta roux e poi la nappo con besciamella e formaggio a iosa", pensavo.
Poi sono passati un po' nel dimenticatoio, finché la toccata e fuga a Firenze non me li ha ricordati: mi sono tornati in mente mentre cenavo in un locale perché uno dei piatti serviti gli somigliava molto.
Una volta a casa la voglia di provare a fare nuovamente gli gnocchi alla parigina si è impossessata di me, e così ho pensato di realizzarli con una besciamella arricchita da taleggio ed olio al tartufo bianco.
Posso dirvi che me ne sono innamorata?
Non è una preparazione poi tanto difficile, ha solo la rottura di avere qualche passaggio noioso: però il risultato finale ne vale assolutamente la pena, quindi non posso che consigliarvi di provarli... magari in un giorno in cui siete particolarmente propensi a cucinare e spignattare senza fretta. ;)
Va da sé che, se avete per le mani del tartufo bianco, una grattata sopra gli gnocchetti fumanti appena usciti dal forno, beh...è la morte sua.




[ vi ricordo inoltre la possibilità di votare per Fragola e Limone al concorso LiberoMobile Award: è sufficiente avere un account Facebook, entrare QUI (oppure cliccare sull'immagine qui sopra)e selezionare "mi piace": velocissimo e, se il blog vi piace davvero, mi fareste un gran piacere. ;). ]

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GNOCCHI ALLA PARIGINA CON BESCIAMELLA AL TALEGGIO ED OLIO AL TARTUFO BIANCO

Ingredienti (direi per 4 porzioni, ma è molto soggettivo)

per gli gnocchi
500 gr di latte intero
200 gr di farina 00
50 gr di burro
3 uova medie
20-30 gr di parmigiano grattugiato
noce moscata
sale, pepe

per la besciamella al taleggio e tartufo
350 gr di latte
30 gr di burro
30 gr di farina
200 gr di taleggio
3 cucchiaini colmi di olio al tartufo bianco (comunque va a gusto personale, assaggiate e regolatevi)
sale, pepe

per gratinare
parmigiano q.b
qualche noce di burro


Preparazione

Per prima cosa preparate la besciamella.
Fate fondere il burro in un pentolino, poi aggiungete la farina tutta d' un colpo e mescolate bene. Quando avrete un composto uniforme iniziate ad aggiungere il latte un po' alla volta, mescolando sempre bene dopo ogni aggiunta.
Una volta messo tutto il latte fate cuocere fino a che si sarà addensata leggermente, poi aggiungete il taleggio e lasciatelo fondere. A questo punto assaggiate la besciamella e regolate di sale, pepe ed aggiungete l'olio al tartufo.
Tenetela da parte.
Ora passate agli gnocchi.
In un'altra pentola capiente versate latte (leggermente salato) e burro e portate quasi a bollore. Una volta pronto versate la farina e sbattete energicamente, così da evitare grumi al composto.
Tenendo il fuoco basso continuate la cottura finché l'impasto non si staccherà dalle pareti del contenitore (nel mio caso ci sono voluti circa 10-15 minuti).
A quel punto spegnete il fuoco, regolate eventualmente di sale e pepe, aggiungete una spolverata di noce moscata, il parmigiano grattugiato e lasciate leggermente intiepidire.
Intanto mettete sul fuoco l'acqua salata per cuocere gli gnocchi.
Quando il composto sarà leggermente intiepidito aggiungeteci un uovo alla volta e con le fruste elettriche (o, nel mio caso, la planetaria) amalgamatelo all'impasto: non aggiungete le uova successive prima che il composto abbia assorbito quello precedente.
Alla fine passerete dal composto sodo che avete cotto in pentola ad una crema liscia e vellutata:

Collage di Picnik

Quando l'acqua spiccherà un leggero bollore (non deve bollire troppo altrimenti gli gnocchi si spaccheranno) sarete pronti.
Mettete il composto in una sac-à-poche (io ho usato un banalissimo sacchetto in plastica per alimenti), tagliate all'estremità alla misura che vorrete dare agli gnocchetti e con un coltello bagnato -così che l'impasto non si incolli alla lama- tagliate gli gnocchetti mentre fuoriescono dalla sacca, lasciandoli cadere nell'acqua bollente.
Sembra un'operazione difficile, ma dopo i primi ci si prende la mano: con una mano premete la sacca, facendo fuoriuscire il composto, e con l'altra lo "mozzate" col coltello alla misura desiderata.
Fate attenzione: non state lontani dalla pentola, altrimenti ogni volta che gli gnocchi cadranno dentro schizzeranno acqua bollente sulle vostre mani! State vicino e non succederà nulla.
Man mano che vengono a galla recuperateli con una schiumarola e scolateli su un foglio di carta forno: in 3-4 "tornate" li cuocerete tutti.

gnocchi 6

Accendete il forno a 180°.
Una volta che sarà quasi a temperatura sporcate la base delle pirofile con un po' di besciamella e predisponete gli gnocchi (consiglio caldamente le monoporzione: è un classico piatto molto carino se servito individualmente) in un unico strato, evitando di schiacciarli tra loro e sovrapponendone meno possibile, così che la gratinatura sia omogenea e ben estesa.
Non schiacciateli perché in forno gonfieranno ulteriormente.
Copriteli completamente con la besciamella, spolverizzate con generoso parmigiano, qualche fiocchetto di burro ed infornate per una ventina di minuti, o finché saranno ben gratinati.

Collage di Picnik

10 maggio 2010

Di nuovo pasta, di nuovo mercante...:)

Per questa ricetta ho ben poco da dire, nel senso che ho modificato leggermente una ricetta di Lory, che è una vera garanzia.
Dopo averle "scippato" i cazzillitti è stata la volta degli scarpinocc.
Essendo una pasta tradizionale ed avendo modificato un po' gli ingredienti da lei suggeriti, avrei voluto chiamarli in altro modo, perché se i veri scarpinocc sono realizzati come suggerisce lei, allora i miei sono un'altra cosa, pur differendo di poco.
Però sono talmente particolari nella forma che non saprei davvero in che altro modo chiamarli...
Il ripieno a me ha ricordato alla lontana i passatelli, comunque ve li consiglio, soprattutto se siete amanti del formaggio come lo sono io.
Io ho usato il Campofiorito, splendido formaggio di cui vi ho parlato qui, ma potete usare il grana come fa Lory o quel che preferite.
Saporiti e gustosi, sono una vera delizia!

varie 3

SCARPINOCC (leggermente modificata dalla ricetta trovata da Lory )

Ingredienti per 40 scarpinocc

per l'impasto
250 gr di farina 00
75 gr di semola di grano duro
1 uovo
1 pizzicotto di sale
latte q.b

per il ripieno
200 gr di formaggio Campofiorito (ve ne ho parlato qui, in alternativa usate il grana)
90 gr di pangrattato
1 uovo
4-5 foglie di salvia
1/2 spicchio d'aglio
4 gr di sale
noce moscata a piacere
pepe bianco
latte q.b


Preparazione

Per prima cosa preparo il ripieno.
Metto nel robot da cucina formaggio, pangrattato, salvia, sale, noce moscata e pepe, e frullo fino ad avere un composto omogeneo.
Poi unisco l'aglio schiacciato e ridotto in pasta, l'uovo e tanto latte quanto ne servirà per avere un composto morbido ma sostenuto e non appiccicoso (a me ricorda un po' la plastilina, tanto per darvi un'idea).
Metto da parte e preparo la sfoglia.
Unisco tutti gli ingredienti  aggiungendo anche qui il latte poco per volta, fino ad avere un impasto morbido ma non appiccicoso.
Copro a campana e lascio riposare una mezz'ora.
Nel frattempo prendo il ripieno e mi preparo le palline per essere più veloce man mano che realizzo gli scarpinocc: me ne sono venuti 40 esatti con queste dosi.

scarpinocc 2

Ora, con la macchinetta della planetaria per stendere la pasta ricavo delle strisce di impasto (senza aggiungere farina, così si chiuderanno senza fatica) tirandole fino allo spessore 5.
Dalle strisce ritaglio man mano dei dischetti coi coppapasta di diametro 8 cm.
A questo punto prendo una pallina di ripieno e la metto all'interno del dischetto: lo richiudo su se stesso, premendo benissimo e facendo uscire tutta l'aria, ottenendo una sorta di mezza luna.

Collage di Picnik

Ora appoggio lo scarpinocc sul tagliere dal lato "panciuto" e col dito indice esercito una pressione proprio al centro, creando una fossetta.

Collage di Picnik

Quello in foto era il primo, gli altri sono venuti un po' più carini...
Eccoli fatti tutti (a me è avanzata un po' di pasta).

scarpinocc 9

Per quanto riguarda il condimento ho seguito le indicazioni di Lory: burro e salvia, in assoluto uno dei miei condimenti preferiti! :o)

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