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23 aprile 2012

Il pane del "Tartine"

pane lievitato e cotto 004
Tajine Emile Henry

Ecco.
Sì, lo so, non ha senso scrivere ecco e piantar lì tutto così, però l'alternativa era una parolaccia (scegliete voi quale), quindi mi pareva più carino e meno sboccato scrivere ecco.
Il motivo?
Quando sono stata a San Francisco lo scorso ottobre non sapevo dell'esistenza del locale Tartine: non è detto che sarei riuscita ad andarci, visto che non sono riuscita comunque a vedere tutto ciò che mi ero prefissata, ma almeno ci avrei provato!
Pochi mesi dopo, mi ritrovo a guardare un video di pochi minuti che mi fa aumentare la salivazione a livello di guardia e appena scoperto che quel locale sta proprio a San Francisco, son partiti gli....ecco.
Ho cercato di rimediare in extremis, comprandomi il libro, ma certo non è la stessa cosa: sono riuscita ad andare da Boudin, altro locale famosissimo, ma avrei volentieri fatto il paragone tra i due...
Va beh, ormai inutile piangere sul locale perduto: ho cercato di recuperare il lievito madre che avevo usato con enorme profitto per realizzare le colombe e che avevo dimenticato fuori dal frigo per luuuuuuuunghe giornate... Appena mi è arrivato il libro ed ho visto che c'erano diverse preparazioni con lievito naturale, si è accesa la lampadina: non l'ho più rinfrescato, l'avrò perso per sempre, mi sono detta.
Ho voluto giocarmi l'estremo tentativo, facendogli un bel bagnetto in acqua tiepida con un po' di zucchero: addormentato, pareva dar qualche debolissimo segno di vita... Dopo svariati giorni di rinfreschi, tepore e cure, sembrava pronto per tentare l'avventura e così... il pane del Tartine chez moi (o qualcosa di lontanamente simile).
Per chi fosse interessato all'acquisto del libro -sì, questo post è anche un suggerimento da infilare dritto dritto nella rubrica "letto, fatto!", ultimamente un po' trascurata- (molto bello: oltre alle ricette di pani si trovano anche preparazioni in cui utilizzarlo):

Titolo: TARTINE BREAD (libro in inglese)
Autore: Chad Robertson
Casa Editrice: Chronicle Books
Costo: 27 euro circa (acquisto online su Amazon.it QUI)


Avviso: tutto il procedimento viene spiegato e fotografato realizzandolo a mano. Se non avete una planetaria è quindi comunque realizzabile, ma ci vuole un minimo di manualità.
Avviso 2: tutti i tempi di riposo e lievitazione sono puramente indicativi. Dipendono dalla forza del vostro lievito, dalla farina, dall'acqua, da come impastate, dalla temperatura della cucina,... Dovete saper essere elastici e regolarvi.
Avviso 3: il pane finale è davvero molto buono, ma devo avvisarvi che il procedimento è lungo e soprattutto richiede la vostra presenza in casa per tutto l'arco della preparazione, a causa di diverse manipolazioni da effettuare a distanza di mezzore o qualche ora. Non è decisamente un impasto che si fa e si lascia lì, quindi se decidete di mettervici, sappiate che dovete scegliere un giorno da dedicargli.


pane lievitato e cotto 005

PANE DEL TARTINE

Ingredienti per una pangotta

100-150 gr di lievito naturale già pronto (rinfrescato ad intervalli regolari di circa 4-5 ore per qualche giorno e poi un paio d'ore prima dell'uso)
350 gr di acqua naturale
400 gr di farina bianca forte per pane*
100 gr di farina integrale*
10-12 gr di sale
(altri 25 gr di acqua in un secondo momento)

* nel mio caso 500 gr di Petra 3 del Molino Quaglia


Preparazione

Versare nella ciotola della planetaria il lievito e l'acqua: con una forchetta scioglierlo bene.
Unire tutta la farina ed iniziare ad impastare col K: quando l'impasto sarà omogeneo (qualche minuto), spegnete, coprite con pellicola e lasciate riposare dai 25 ai 40 minuti.

Picnik collageedited

A questo punto aggiungete d'un colpo il sale ed i 25 gr di acqua: mescolate sempre col K (se lo fate a mano infilate la mano umida nella ciotola, recuperate l'impasto dal basso e portate il lembo in alto, rimboccandolo: proseguite così fino a che il tutto sarà omogeneo).
A questo punto dovrete coprire sempre con pellicola e lasciar riposare in luogo tiepido ed al riparo da correnti -forno scaldato leggermente, per esempio- per mezzora circa: riprendete l'impasto, recuperate con una spatola l'impasto dal fondo della ciotola e ripiegatelo al centro, rabboccandolo.

Picnik collage1edited

Fate questo movimento per tutto l'impasto, ruotando la ciotola, poi coprite e rimettete nel forno a riposare. Dovrete procedere così per le prime due ore, piegando l'impasto ogni 30 minuti: lasciate poi riposare, senza più toccarlo, per altre 2 ore, per un totale di 4 ore di lievitazione.

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A questo punto dovete infarinare il piano di lavoro, rovesciarci sopra l'impasto e, con l'aiuto di un tarocco, dare diverse pieghe, così che l'impasto acquisti forza e diventi più facilmente manipolabile..
Poi iniziate a dare le pieghe come per la Pizza Bonci, diverse volte, intervallandole con queste, finché non vedrete che l'impasto cambia consistenza acquisendo nervo.
Purtroppo non potevo fotografare questi passaggi perché o tenevo la reflex o impastavo il pane...
Infarinate bene un canovaccio da cucina e mettetelo dentro un contenitore adatto alla quantità di impasto (un cestino, una ciotola,...). Riponete a lievitare sempre nel forno tiepidino, coperto con un canovaccio non a diretto contatto col pane.
Nel mio caso la lievitazione, fino a raddoppio, è stato di 3 ore.

pane lievitato da cuocere

Passato questo tempo, se il vostro impasto non è ancora ben lievitato, proseguite nell'attesa: se invece è raddoppiato di volume e bello gonfio, procedete.
Accendete il forno al massimo (che per i forni di casa solitamente vuol dire 250°C) e mettete al suo interno il contenitore in cui volete cuocere il pane.
Nel libro si parla di dutch oven, letteralmente forno olandese, che poi altro non è che una padella in ghisa con coperchio: dopo aver provato diversi metodi di cottura nei forni casalinghi, l'autore ritiene che questo sia in assoluto il migliore, al punto da faticare a distinguere il pane del forno con quello casalingo.
Io non ho pentole in ghisa, ed ho optato per usare le terracotte Emile Henry: accumulano benissimo il calore, lo mantengono a lungo, lo rilasciano gradualmente. Mi pareva la soluzione migliore.
Praticamente ho usato la base della tajine e come coperchio una cocotte, così che la camera di vapore fosse bella alta: la prossima volta voglio provare usando proprio il coperchio della tajine stessa.
I tegami che userete devono arroventarsi col forno, quindi metteteli dentro appena lo accendete e lasciateli finché non sarà a temperatura.
A quel punto (con estrema attenzione), prelevate la padella, rovesciateci dentro il pane lievitato il più delicatamente possibile, incidete la superficie -così che col vapore il pane possa sviluppare completamente-, coprite col coperchio ed infornate per 20 minuti.
Passato questo tempo, levate il coperchio e cuocete, sempre a 250°, per altri 20-25 minuti.
Una volta cotto, lasciatelo raffreddare su una gratella.

pane fetta 004

13 maggio 2011

Superare le proprie paure, esperienze indimenticabili, incontri...e ricetta ;)

Come faccio a dirvi tutto?
Come si raccontano le emozioni?
Proviamo dall'inizio, e se temete i post troppo personali (o semplicemente non vi interessano) scorrete fino in fondo per la ricetta :).

Dal 7-15 maggio Milano è stata/è/sarà tempestata di eventi legati alla gastronomia e tutto il mondo che le ruota attorno: avrete sentito parlare della Milano Food week? No, non fashion week, food! :)
Oltre alle svariate occasioni di eventi ed incontri sparsi per la città (QUI potete trovare tutti gli eventi previsti nelle varie giornate, col calendario ed i luoghi in cui si svolgeranno), dall' 8-11 maggio presso la nuova fiera di Milano si è svolto "Tutto Food", la fiera del businness agroalimentare.


Il 5 maggio (da juventina data già di per se scolpita nella mente, ma questo è un altro discorso :P) ricevo una mail da Francesca Martinengo, in cui vengo invitata a partecipare ad uno show cooking, organizzato dal FIPE, durante la manifestazione Tutto Food.
Il mio ruolo sarebbe quello di presentatrice, fotografa, intrattenitrice, giocoliera e chi più ne ha ne metta.
In verità gli show cooking erano previsti per 4 giornate, con altre foodblogger impegnate nello stesso ruolo, ma l'11 maggio era la data prevista per me, in cui avrei dovuto affiancare Giancarlo Morelli, chef dell'Osteria del Pomiroeu.
Ora, chi non mi conosce non sa della mia fobia assoluta del palcoscenico, odio essere al centro dell'attenzione e sentirmi più di un paio d'occhi puntati addosso mi agita parecchio: figurarsi affiancare uno chef stellato sotto gli occhi di pubblico, videocamera e con tanto di microfono. Ma-stiamo-scherzando???
Morelli lo conoscevo già (di nome), il Pomiroeu non mi suonava affatto nuovo (notare l'eufemismo prego), così spinta da curiosità ho fatto qualche ricerca in rete: ho trovato un suo video ad Identità Golose e dire che mi è piaciuto subito è poco.
Ecco, ed ora che faccio? Accetto, vivendo con tachicardia per una settimana, rischiando di morire di crepacuore a mettermi in gioco così, oppure rifiuto e rosico chiedendomi come sarebbe stato se...? Molte fb-amiche, di fronte ai miei dubbi, mi han detto che dovevo buttarmi e fregarmene, che sarebbe stato bello, di provarci insomma.
Oltre ogni immaginazione, ho risposto alla mail: ok, ci sto. Testuali parole. Molto professionale, vero? :D
A questa mail sono seguiti giorni di terrore, un sacco di machimel'hafattofare, mentali e non, alti e bassi emozionali.
Alla fine, l'11 maggio è arrivato.
Paura? Cacchio, sì! Emozione? Tantissima. Tremarella? Chevelodicoaffà.
Fortunatamente sono arrivata con un po' di anticipo ed in pratica mi hanno subito presentato lo chef, che nel giro di 1 minuto mi guarda e mi propone: ci diamo del tu?
Ecco, al di là di tutto, della stella Michelin (che, dite quel che volete, ma un po' di soggezione la mette eccome!), del piatto preparato (io non amo l'agnello, ma non potete capire quanto era meravigliosamente buono-tenero-delicato-saporito-profumato-aromatico quel piatto!), dell'ammirazione che avevo per Giancarlo Morelli chef...al di là di tutto questo, mi ha colpita l'uomo.
"In cucina, come in tutte le cose, si può insegnare e lavorare senza mancare di rispetto a nessuno".
"Km 0? Assolutamente, purché intelligente. Se hai un meraviglioso asparago di Mezzago a disposizione, coltivato praticamente dietro l'angolo, non ha senso importare da altri Paesi. Ma se il prodotto di qualità eccellente lo posso trovare solo altrove, perché devo restare chiuso nel mio guscio ?"
"Sono sempre curioso. Prima parlavo con due ragazzi siciliani, giovani, che mi hanno raccontato per filo e per segno del loro allevamento di lumache: li ho riempiti di domande per due ore!"
"Ho iniziato a cucinare a 14 anni, ora ne ho 52 ed ho ancora così tanto da imparare e conoscere. Sai che in Perù c'è una cultura pazzesca per il cibo? A Lima ci sono qualcosa come 9000 ristoranti e ...."
In sintesi (ma tanto in sintesi) alcune delle cose che mi ha raccontato.
Nei suoi occhi tanta passione, tanta allegria, tanta simpatia ("Ragazze, voi siete le mie blogger eh? Durante la ricetta non mi mollate, statemi addosso e fatemi tante domande: entrate in tackle come nel calcio!") quella vivacità curiosa dei bambini che sono pieni di perché e vogliono avere tutte le risposte, e mentre gliene dai hanno già elaborato un'altra domanda.
Ho la sensazione di aver imparato un sacco da lui, in quelle 3 ore: tante domande fatte, altre ne avrei volute fare, ma non avevo tempo.
Nel mezzo lo show cooking, in cui ha realizzato un commovente lombino d'agnello glassato ai primi fiori, asparagi di Mezzago con crumble di nocciole e uvetta: una poesia.
"Sembra di sentire quasi le erbe che l'animale ha mangiato, vero?" Sì, è verissimo Giancarlo, non avrei saputo definire meglio il perfetto connubio di profumi e sapori.


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Alla fine dello show ancora quattro chiacchiere, i ringraziamenti (vivissimi e sinceri) per la splendida esperienza regalatami: se ho potuto goderne senza eccessivo panico il merito è principalmente suo, per avermi messa a mio agio.
E' stato come chiacchierare con un amico al tavolo del bar: certo, un amico che ne avrebbe un monte di cose da insegnarti, e che proprio per questo vorresti non smettesse mai di parlare.
Grazie davvero Giancarlo (ed anche al suo staff, tutti veramente deliziosi). Conto di venirti a trovare al Pomiroeu quanto prima, anche perché molto curiosa di vedere quella nuova vetrina di cui mi hai parlato :).

Se voleste andare anche voi, ecco i riferimenti:

OSTERIA DEL POMIROEU
Via Garibaldi 37 (Angolo via L. Da Vinci 47/49)
20831 Seregno (MB)
Tel: 0362 / 237973
Aperto 7 giorni su 7, pranzo e cena

Ed ora qualche foto e la ricetta ovviamente... Ammesso che qualcuno se la senta di tentare l'emulazione. :D

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Ed ora la ricetta... Certo, come sempre, la caratteristica principale dei grandi chef è la ricerca e l'uso di grande materia prima: per quanto possibile sarebbe bello cominciassimo a farlo tutti, perché davvero un piatto cambia totalmente.
Determinati prodotti è difficile reperirli da semplici appassionati (o farseli in casa senza le attrezzature professionali), ma la cucina per noi dovrebbe essere soprattutto divertimento e passione, quindi perché non partire dalle idee dei grandi ed elaborarle in casa a nostra misura? Anche solo provarci può essere divertente! :)

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LOMBINO D'AGNELLO GLASSATO AI PRIMI FIORI, ASPARAGO DI MEZZAGO, VIOLE E CRUMBLE DI NOCCIOLE ED UVETTA (ricetta di Giancarlo Morelli, Osteria del Pomiroeu)

Ingredienti per 10 porzioni

1,4 kg di carré di agnello disossato
900 gr di asparagi bianchi (in questo caso di Mezzago)
250 gr di jus di carne (in questo caso il fondo di carne classico, fatto con ossa di agnello, con le verdure classiche ma senza erbe aromatiche, a cui si aggiungerà essenza di fiori, in questo caso viole e rose)
50 gr di burro
100 gr di burro chiarificato
erbe aromatiche (mi pare ci fosse santoreggia...)
sale e pepe
viole
30 gr di uvetta
40 gr di farina di nocciole
150 gr di pane bianco
essenza di fiori (usata nel jus, a piacere)
30 gr di scalogno


Preparazione

Disossare il carré d'agnello (San Macellaio può farlo per voi ;)).
Rosolare il lombino con burro chiarificato, erbe aromatiche e scalogno (o aglio).
Passare il lombino in forno per 4-5 minuti.
Pulire gli asparagi (se sono quelli di Mezzago vanno assolutamente pelati) e scottarli in acqua: nel nostro caso sono stati messi sottovuoto con scorza di arancio ed erbe aromatiche e cotti a vapore). Raffreddare subito in acqua e ghiaccio.
Stufare una parte dello scalogno col burro, poi aggiungere il jus d'agnello e ridurre: passare la salsa al chinois fine ed aggiungere l'essenza di fiori.
Tagliare il pane a piccoli pezzi e farlo tostare in forno con un goccio d'olio extravergine, poi aggiungere la farina di nocciole e l'uvetta tritata.
Insaporire gli asparagi in casseruola con burro, sale, pepe ed erbe tritate.
Comporre il piatto, guarnire con viole fresche e terminare col crumble di nocciole ed uvetta spolverizzato sull'agnello.

27 dicembre 2010

Hokey pokey!

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Ben trovati a tutti!
Spero abbiate passato un meraviglioso Natale.
Nel mio caso, quest'anno, il pranzo di Natale l'ho passato al ristorante, ed è andata benissimo!
Anzi, colgo proprio l'occasione per segnalarvi il ristorante, meraviglioso e con un'ottima cucina.
Ci ero già stata alcune volte coi miei genitori, ormai diversi anni fa, perciò prima di parlarvene ho aspettato di vedere se il livello fosse ancora quello: in effetti merita.
Il posto è a Como ed è il Ristorante Navedano: è gestito dalla stessa famiglia, ormai giunta alla 4a generazione, da ben 114 anni.
E' strano perché la strada per arrivarci non è davvero granché, e non ci si aspetta di ritrovarsi di lì a poco in un ristorante simile.
Non è certo una pizzeria/trattoria, quindi anche i prezzi sono un po' più elevati: noi per il pranzo di Natale abbiamo speso 150 euro a persona, ma ovviamente c'è il solito ricarico dovuto all'occasione.
Durante l'anno, per una cena qualsiasi, dovrebbero aggirarsi sui 60-70 euro a persona, bevande escluse.
Abbiamo mangiato divinamente, il locale era addobbato il maniera splendida, sembrava di essere in un posto incantato.
Davvero bello.
Se aveste occasione e possibilità di andarci, durante un giro a Como, ve lo consiglio caldamente.

RISTORANTE NAVEDANO
Via G. Velzi
22100 Como
tel: +39 031 31 30 80 80
(chiuso il martedì, il mercoledì a pranzo)

Ed ora veniamo alla ricetta ;).
Quest'anno per un motivo o per l'altro mi sono ritrovata a pensare ai regali da fare agli amici solo all'ultimo momento, nella crisi di panico più nera e totale.
La morsa della iella non ci ha risparmiati fino all'ultimo, in questo 2010 maledetto, ma per fortuna alla fine pare che tutto si stia risolvendo (ed è questo che conta).
Però ecco...diciamo che biscotti e regalini non rientravano tra i miei pensieri ricorrenti.
Alla fine mi è tornata alla mente una preparazione di Nigella Lawson, nota per i piatti, oltre che spesso caloricissimi, anche piuttosto veloci.
E' il caso di questi dolcetti/caramelline/non-so-come-definirli: velocissimi ed anche piuttosto buffi da fare.
Lei li chiama Hokey Pokey, ma ho trovato in rete ricette simili (che dovrebbero avere origine australiana), fatte col miele, chiamati Honeycomb : in italiano honeycomb significa favo, ed in effetti realizzandoli si capisce perché abbiano pensato proprio a quello. Prima di tutto si usa il miele, e poi durante la preparazione, all'aggiunta di bicarbonato, il composto si gonfia tutto come una spuma, e si riempie di bollicine che lo fanno somigliare proprio ad un favo.
Una volta freddo di spezzetta semplicemente in piccoli tocchetti, da spiluccare.
Io ne ho realizzato un po', spezzettato, incartato e regalato: molto semplice.

NdA: alla fine della ricetta vi trascrivo anche quella degli Honeycomb di Donna Hay: ho comprato per Natale il suo libro "Non ho tempo per cucinare" e guarda caso all'interno ho trovato proprio la preparazione di questi dolcetti ;). Essendo fatti proprio col miele magari per quelli tra voi che hanno difficoltà a reperire il golden syrup è più adatta. Specifico solo che non l'ho ancora provata.

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HOKEY POKEY

Ingredienti per circa 15 pezzetti
100 gr di zucchero
60 gr di golden syrup
1 cucchiaino raso di bicarbonato


Preparazione

Mettete golden syrup e zucchero in un pentolino, accendete a fiamma bassa e mescolate un po', giusto il tempo di far sciogliere lo zucchero e rendere omogeneo il composto con lo sciroppo.
Non mescolate più, alzate la fiamma e quando arriva a bollore lasciate andare un minuto.
A quel punto levate dal fuoco, rovesciate dentro il bicarbonato tutto d'un colpo e mescolate subito con un cucchiaio di legno.
Inizierà a formarsi una schiuma ed il composto aumenterà di volume.
Appena dissolto completamente il bicarbonato rovesciate su carta forno il composto, non toccatelo né fatevi tentare dall'idea di leccare il cucchiaio di legno perché l'impasto  incandescente.
Lasciate stare il composto per un'oretta o finché sarà completamente freddo ed ormai indurito.
Spezzettate con le mani della misura che preferite, incartate e regalate, oppure limitatevi a spezzettare e spiluccare ;).


Ricetta degli Honeycomb di Donna Hay

220 gr di zucchero
80 ml di miele
60 gr di burro
2 cucchiaini di bicarbonato
[si mettono zucchero, miele e burro nel pentolino, si porta a bollore e fa cuocere 2 minuti o finché il composto diventa di un bel colore dorato, si leva dal fuoco, si aggiunge il bicarbonato, si mescola e rovescia su una teglia da 20 cm di diametro, foderata di carta forno, a raffreddare.]

25 ottobre 2010

Post lunghissimo, da affrontare con estrema calma...

Firenze 16 e 17 ottobre 31

Chi tra voi mi legge abitualmente sa che per circa un mesetto ho avuto in casa due micetti che cercavano famiglia.
Confesso che cominciavo a disperare, ci tenevo moltissimo a farli adottare insieme ed ovviamente speravo che chi li avesse voluti li amasse e (diciamo) adorasse quanto li amo io.
Non so dirvi quanto sia stata fortunata nel riuscirci, alla fine.
Quando Eleonora mi ha scritto su Facebook, nella pagina dedicata a "Fragola e Limone", mi si è spalancato il cuore. "Io li prenderei anche subito, sono bellissimi, però sto in Toscana e tu sei a Milano...".
"Nessun problema: se li vuoi davvero io te li porto, quindi pensaci bene perché se dici sì ti arrivano a casa belli che infiocchettati: consegna a domicilio!".
E così è stato.
Il viaggio ovviamente era piuttosto lungo, così di comune accordo col fidanzato abbiamo deciso di portare i micetti di sabato mattina per poi pernottare a Firenze la sera e rientrare la domenica pomeriggio.
Con l'occasione, avendo il fidanzato genitori e sorella a Roma, gli ho proposto di dir loro se se la sentivano di raggiungerci a Firenze in mattinata, così da stare un po' insieme, pranzare e poi tornare ognuno a casa propria.
Alla fine è stato un fine settimana pienissimo: siamo arrivati da Eleonora e marito verso le 13, abbiamo pranzato (benissimo) da lei, ci siamo intrattenuti a chiacchierare fino alle 17 e poi siamo arrivati a Firenze.
Un salto in albergo, doccia e via, pronti per andare a cena.
Avevo chiesto, sempre su Facebook, se qualcuno avesse avuto per caso qualche ristorantino/trattoria da consigliarmi: dopo averne dovuti scartare un paio che facevano giorno di chiusura proprio quando serviva a noi, ci sono rimasti due posti in cui andare.
La Golosastra mi aveva consigliato l' "Osteria Santo Spirito" ed è quella in cui siamo andati a mangiare proprio sabato sera.
Il posto è molto carino, caldo ed accogliente ed il personale gentilissimo.
Appena seduti siamo stati accolti con aperitivo e bruschettine con paté di olive, la qual cosa fa sempre estremamente piacere, soprattutto a due lupi affamati quali noi siamo :).
Io ho (lo sciagurato) dono però di ordinare sempre qualcosa che "mi spiace, l'abbiamo terminato": è stato il caso sia del primo piatto che del vino. Ammetto che, sarà perché mi succede abbastanza frequentemente, la cosa mi urta un pochino, ma alla fine abbiamo mangiato benissimo comunque.
Per due antipasti, due primi piatti (entrambi decisamente abbondanti), due bicchieri di (ottimo) Chianti e due bottiglie d'acqua abbiamo speso 49 euro tondi tondi.
Nel complesso ci è piaciuto, quindi ve lo segnalo.
Una cosa però ve la consiglio: se potete evitate come la peste di inoltrarvi con la macchina. Abbiamo dovuto posteggiare a circa 1 km e mezzo dal ristorante...

OSTERIA SANTO SPIRITO
Piazza Santo Spirito, 16r
50125 Firenze
Tel. +39 055 2382383
aperto tutti i giorni

Il giorno seguente, una volta ritrovatici con suoceri e cognati, ci siamo fatti una splendida passeggiata per il centro: siamo stati terribilmente fortunati col tempo, che sembrava virare al brutt(issim)o ed invece non solo ha retto ma alla fine ne è uscita una meravigliosa giornata di sole.
Eccovi qualche foto della passeggiata pre-pranzo, pranzo di cui vi parlerò tra poco.

Collage di Picnik

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Il tempo per vedere tutto ciò che avrei voluto davvero non c'era, ma potevo mai farmi mancare un giretto in qualche negozio di prodotti alimentari?
Attirati all'interno dalla cura con cui erano esposti i prodotti (e dal profumo di affettati e formaggi) ci siamo fermati All' "Antica Macelleria Falorni", dove non ho potuto davvero sottrarmi dallo scattare qualche foto..

Macelleria Falorni

Macelleria Falorni

macelleria falorni

Se vi ho un pochino tentati, ecco i riferimenti per raggiungere questi splendidi prodotti:

ANTICA MACELLERIA FALORNI
Via borgo San Lorenzo, 22 r
Firenze
tel. +39 055 215653


Finita la passeggiata e gli acquisti (noi ci siamo buttati sul vino ;)) ci siamo diretti al ristorante, la " Trattoria La Gratella".
Consigliatomi da Silvia, sempre su Facebook, ci siamo trovati benissimo: il locale è molto carino, in pieno centro, personale gentilissimo, abbiamo mangiato e bevuto splendidamente spendendo alla fine l'equivalente di circa 32 euro a testa: eravamo in 6, in 5 abbiamo preso due portate ed uno 3 portate, due contorni, più 3 dolci, 5 caffè e le bevande, per un totale di 190 euro.
Alcuni dei piatti...

pranzo La Gratella

primi piatti

Potevamo non lasciarci tentare da Lei?

bistecca fiorentina

Il tutto annaffiato da acqua e da questo meraviglioso Chianti.

vino pranzo

Potrei non consigliare anche a voi questo locale? Aggiungo che hanno anche menù per celiaci.

TRATTORIA LA GRATELLA
Via Guelfa 81r
50123 Firenze
Tel. +39 055 211292

Alla fine è stato davvero un fine settimana denso e pieno di sentimenti contrastanti: la gioia di aver trovato casa ai micetti (e che casa e che "genitori" hanno trovato... Nemmeno nei miei sogni più rosei poteva augurarmi di meglio!), la tristezza di separarmene, ed alla fine la bella domenica in famiglia...

13 agosto 2010

Il rientro...

Gianicolo

Esordisco nel post del rientro così, con una foto orrenda fatta col cellulare ma che immortala comunque la bellezza e magnificenza della città che più amo: Roma.
Già, in questi pochi giorni di vacanza non mi sono portata nemmeno la mia fedele reflex: non avevo voglia di foto, di fermare attimi con uno scatto, ma di riempirmi gli occhi di più meraviglie possibile e respirare a pieni polmoni.
Dovevo scendere a Roma e riuscire a fare un miliardo di cose in circa 3 giorni: occuparmi di alcuni preparativi del matrimonio, fare acquisti, veder parenti ed amici, fare la turista...
Alla fine, com'era prevedibile, non sono riuscita a farci stare tutto: ho dovuto rinunciare a due delle cose a cui più avrei invece voluto dedicarmi, amici e giri turistici, inghiottita da tutto il resto.
Alla fine qualcosa è stato fatto, moltissimo resta da fare (ma il tempo non manca), abbiamo ricaricato le batterie, anche se forse non completamente, ma è un buon inizio.
Di sicuro i giretti mordi e fuggi nei miei "luoghi sacri" dell'acquisto cucinifero hanno aiutato a risollevare l'umore...

Castroni 1
In questa foto: acido citrico, zucchero di canna non raffinato, Tandoori Masala e berberé

Collage di Picnik
In foto: ras-el-hanout, ostie per torrone, Panko, infuso di karkadé, tè alla vaniglia

Nelle foto ci sono diversi prodotti che ero curiosa di provare e che ero quasi certa di riuscire a trovare proprio da Castroni: l'acido citrico (per farmi in casa, ad esempio, il mascarpone, o comunque indicato in molte ricette di pasticceria di De Riso e Montersino), il berberé (mix di spezie piccantissimo tipico della cucina eritrea e che ho assaggiato ed amato una sera a cena proprio in un ristorante eritreo con Fiordivanilla), le ostie per confezionare i torroni (che cercavo da secoli e non avevo mai trovato), il panko (una specie di pangrattato giapponese)...

Insomma, come potete vedere avrò di che divertirmi e sperimentare :D
Castroni ormai lo conoscono in molti, risulta anche tra i negozi di acquisti online che vi segnalo nella mia pagina apposta, in ogni caso vi riporto il riferimento per trovarlo:

CASTRONI
Via Cola di Rienzo 196
00192 Roma

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Ad un tiro di schioppo da Castroni (roba di 200 mt) c'è un altro negozio che merita, in cui stavolta non ho trovato ciò che cercavo ma che ha davvero di tutto.
Anche Peroni ormai è cosa nota ai più, ma segnalare i posti che meritano una volta di più non fa mai male:

PERONI
Piazza dell'Unità 29
00192 Roma

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Un negozietto che merita attenzione e che invece non conoscono in moltissimi è Poli...

via chiana e coin

Gli stampi che vedete in questa foto (tranne quello in porcellana bianco, preso alla Coin del Centro commerciale Cinecittà 2) li ho acquistati tutti lì (c'era anche quello quadrato coi bordi frastagliati ed il fondo amovibile, ma ho dovuto rinunciarvi -per ora-): sono 3 stampi da tartelletta, una teglia lunga e stretta che desideravo da una vita e bicchierini usa e getta da finger food, quadrati.
Il negozio è minuscolo, ma hanno una montagna di stampi e ciotoline, e per le appassionate di pasticceria e dolci decorati, anche moltissimi attrezzini.
Lo consiglio vivamente.

POLI CLAUDIO
Via Chiana 69
00198 Roma


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Oltre a tutto ciò ho massacrato definitivamente le mie finanze con un altro libro di cucina di Montersino* che raccoglie sostanzialmente le ricette presentate nella sua rubrica su Alice tv, "Peccati di Gola"...
Ci sono praticamente tutti i video delle ricette su Youtube (e che vi ho linkato anche nelle ricette di Montersino che ho rifatto anch'io), quindi se non voleste spenderci soldi, 19.90 euro, potete sempre ritrovarle lì e vedervi il passo passo.
Io l'ho preso per avere la comodità degli ingredienti scritti sul libro, senza la rottura di dipendere sempre dalla connessione Internet...
* Su IBS è attualmente in offerta a 14.92... se foste interessati... ;o)


Terminata l'overdose da shopping tematico, dove poteva mai andare a riempirsi la pancia una foodblogger pizza-addicted a Roma?
Ma da Gabriele Bonci, e da chi se no?

Bonci

Purtroppo in questo caso le foto sarebbero state per voi una vera tortura, perché vi avrei tentate talmente da farvi sbattere la testa sullo schermo del pc pur di arrivare ad addentare un pezzetto di una favolosa pizza al taglio leggera come una nuvola, digeribilissima, alta, morbida e scioglievole all'interno e croccantissima ai lati... Se voleste farvi comunque "del male" potete sempre fare un salto da Alex e soffrire... ;o)
Una libidine.
Gusti assaggiati: classica margherita, bianca con mortadella ed insalata, doppia ricotta ed erba cipollina, burrata e 'nduja, farcita con culatello e ricotta, matriciana... Qui ci siamo fermati per non stramazzare al suolo, anche se la curiosità ci ha portati a voler assaggiare un pezzetto minuscolo di cicoria e pesche: può suonare orrenda, in verità non mi ha fatta impazzire ma non è così assurda come potrebbe sembrare.
Ingredienti di qualità eccelsa, lievito madre, lievitazioni lente, maestria e grande passione per il proprio lavoro: che altro poteva uscirne se non una pizza da urlo?
Ho acquistato direttamente lì la farina Buratto che Bonci usa per gli impasti (anche se ne usa moltissime altre, ma questa diciamo è quella "base"): 6 euro per due sacchetti da un chilo di farina buratto (di grano tenero di tipo "1") di cereali che provengono solo da agricoltura biologica, macinati a pietra naturale senza additivi aggiunti.
La farina è del Mulino Marino: ho trovato il loro sito su Internet, quindi vi segnalo anche quello:

PIZZARIUM di Gabriele Bonci
Via della Meloria 43
00136 Roma (Quartiere Trionfale)

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Che altro dirvi?
Ah sì!
Per quanto riguarda il matrimonio... Dovevamo vedere un fotografo che ovviamente era in ferie: oltre a lui ce ne è stato segnalato un altro, perciò torneremo per vedere entrambi e poi decideremo il da farsi tra qualche mese.
In compenso abbiamo fermato il ristorante, il che ci solleva già parecchio: un agriturismo delizioso vicino Roma. Ce ne siamo innamorati appena visto ed infatti alla fine l'abbiamo fermato.
Questo è quanto gente: il mio resoconto di questi giorni frenetici e comunque rigeneranti.
A prestissimo con qualche nuova ricetta: intanto, buone vacanze a chi è in ferie ed a chi si accinge a partire, ed a prestissimo!

3 agosto 2010

One day in...

GENOVA 25

Quest'estate faremo, gioco forza, vacanze di bassissimo profilo.
Dovendo risparmiare il più possibile in vista del matrimonio dell'anno prossimo, proprio non possiamo permetterci grandi viaggi e lunghe assenze (quanto mi sembra lontana la vacanza a Parigi, ed invece è stato un anno fa esatto...).
Così sarà anche l'estate prossima, considerando che ci sposeremo a settembre: di certo contiamo di rifarci col viaggio di nozze, al quale guardiamo già con fremente desiderio! :o)
Per questo agosto ci limiteremo a qualche giorno a Roma dai miei suoceri -più law cost di così si muore-, approfittando tra l'altro per prenotare il ristorante per le nozze e fare qualche ulteriore giretto.
Abbiamo però deciso di dedicarci a qualche giterella ogni tanto, piccoli viaggi da fare in giornata che non ci costino tanto ma che ci permettano di staccare anche un po' la spina.
In queste ultime settimane per esempio abbiamo passato i sabati in due musei milanesi: uno al Museo Nazionale della scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci (accompagnati da Fiordiciliegio e consorte, e con l'occasione c'è scappato anche un piacevole incontro con Aliciotta) ed uno al Museo di Storia Naturale.
Dopo aver nutrito le nostre menti ci siamo anche dedicati al cibo, ovviamente, ed a qualche ora a passeggio per le vie di Milano.
Per me è come scoprire ogni volta una città nuova: esserci cresciuta piuttosto vicino (a circa 50 km) ed averla vista così poco... Ora che, dopo la parentesi romana di 7 anni, sono tornata qui, mi piace l'idea di vederla un pezzetto alla volta, imparando anche ad apprezzarla.
Dopo essere stata al museo di storia naturale mi era balenata l'idea di portare il fidanzato a Genova, per vedere l'Acquario.
Io ci ero già stata, anche se si parla ormai di un secolo (anzi, un millennio!) fa: ci andai in gita scolastica quando avevo 14 anni, esattamente 16 anni fa...
L'idea di tornarci faceva piacere anche a me, così ho comprato i biglietti online (vi conviene farlo, così evitate la fila): ci sono diversi biglietti per vedere oltre all'Acquario diverse altre cose, quindi se vi interessasse prendetevi il tempo ed andate sul sito ufficiale dell'Acquario, così potete scegliere con calma ciò che preferite vedere. Sappiate che la visita del solo acquario a noi ha preso circa 1 h e 45 min.
Poi ci siamo fatti una bella passeggiata al porto, pappa, altra passeggiata verso il centro e alla fine ce ne siamo tornati a casa.
Se non fossimo stati stanchi morti probabilmente ci saremmo fermati anche all'outlet di Serravalle Scrivia, ma eravamo proprio cotti ed abbiamo rinunciato.
Comunque è stata una piacevole giornata di cui vi lascio qualche scatto.

Mi permetto anche di lasciarvi un paio di indirizzi di ristoranti che mi sono stati consigliati molto gentilmente da alcuni amici su Facebook. Noi siamo stati sfortunati, perché di quelli che ci eravamo segnati: uno era chiuso di lunedì, uno era chiuso tutto agosto ed un altro chiudeva alle 14.30 e non abbiamo fatto in tempo... Però avendomene parlato bene in diverse io ve li indico lo stesso ;o).

ANTICA OSTERIA DI VICO PALLA
Vico Palla 15 r
16128 Genova centro storico

IL GENOVINO
Via alla Stazione per Casella 3
16143 Genova

TRATTORIA GIANNA
Vico delle Camelie 26 r
16128 Genova

Ultima cosa, se posso darvi un consiglio.
Se anche voi, per un motivo o l'altro, non potete farvi una vacanza lunga, di una settimana o più, regalatevi delle giornate una tantum in posti vicini: certe volte staccare facendo una gita di un giorno ogni tanto è quasi più rigenerante che farsi una settimana o più di ferie tutte insieme e poi non muoversi per mesi e mesi. ;o)

Collage di Picnik

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Collage di Picnik

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19 aprile 2010

Un sapore, un salto nel passato...

formaggi e soppressa 11

Oggi niente ricette, ma questo post è molto sentito, e ne capirete velocemente il perché.
Già diverse volte ho parlato del fatto che sono nata e cresciuta in Svizzera, da genitori italiani. I nonni paterni originari di Varese, mamma di Vicenza e nonni materni rispettivamente trentina e laziale -laddove laziale sta per regione, eh? Ché lui era un tifosissimo del Lanerossi Vicenza ;)-.
I nonni materni hanno vissuto per 40 anni a Vicenza, dove mamma è nata e cresciuta e dove io ho trascorso molte estati spensierate.
A casa dei nonni alcune cose non mancavano proprio mai: la Nutella (per me, ovviamente ;)), il vino casereccio che nonno amava (e che ogni tanto mi lasciava assaggiare, allungato a dismisura di aranciata), la soppressa (che mangiavo a cucchiaiate tanto era morbida) i formaggi.

scansione1
                      In cucina da nonna, alle prese coi primi impasti 

Un formaggio in particolare: l'Asiago, nelle sue due declinazioni stagionate, il Mezzano e lo Stravecchio.
I nonni mangiavano lo stravecchio, e cercavano di farmelo apprezzare: io ogni volta lo assaggiavo, ogni volta sentivo una specie di pizzicore alle gengive e rifiutavo di continuare, virando sul più "dolce" mezzano, di cui andavo matta.
Anche quando nonno è morto e nonna si è trasferita in Svizzera, capitava che un sabato ogni tanto si partisse per Vicenza la mattina, si comprava mezza forma di Asiago mezzano al mercato coperto (dallo "spacciatore" di fiducia di nonna), si mangiava qualcosa e si rientrava in serata.
Dalle nostre parti infatti non si riusciva a trovare l'Asiago "buono".
A Roma non ne parliamo: sicuramente in città ci sarà una superformaggeria meravigliosa che vende anche un Asiago strepitoso, però io non l'ho trovata.
Ricordo ancora una conversazione avuta con un negoziante, mentre mi vedeva allungare l'occhio tra i formaggi esposti:
- Che je posso dà na mano signorì?
- Buongiorno... No grazie, stavo guardando se aveva l'Asiago stagionato ma non c'è...
- Signorì, eccolo l'Asiago..
- No guardi, quello è il fresco, io volevo il mezzano o lo stravecchio.
- Scusi signorì, ma l'Asiago esiste solo così.
- No senta, l'Asiago non esiste solo così, dia retta...
Ricordo ancora il suo sguardo... :o)

Tutta questa premessa perché un paio di settimane fa, mentre passeggiavamo col fidanzato per andare a spillare il latte appena munto dal distributore vicino casa (perché sì, abbiamo anche il chiurlo di avere il distributore di latte fresco appena munto praticamente dietro l'angolo, con anche burro e ricotta/mozzarella di bufala), passiamo davanti ad una specie di mercatino che non avevamo mai visto.
Al ritorno ci fermiamo alla bancarella che promette di avere "prodotti tipici veneti", ed ovviamente mi ci sono fiondata.
Arrivare lì davanti e fare un salto nel passato è stato un attimo.


Un signore gentilissimo (soprannominato "Il Baffo", ed era facile intuirne il perché :o)) ha iniziato a farci assaggiare i prodotti che aveva esposto: alla mia richiesta dei vari Asiago mi ha subito accontentata, ed al primo assaggio mi è sembrato di essere di nuovo bimba, a tavola nella cucina di nonna con nonno di fronte che sorrideva quando mi vedeva fare le smorfie...
E' nata una piacevole conversazione, lui mi raccontava con orgoglio la bontà dei loro prodotti (d'alpeggio), le fiere ed i mercatini a cui partecipano, i tentativi di proteggere i prodotti esposti sulla bancarella dal caldo del sole, "perché se poi il cliente mi dice che il prodotto non è valido (ed io so che è perché è stato danneggiato dal sole), la cosa proprio non mi va..".
Mentre parliamo risale alla memoria un altro prodotto che non mangiavo da almeno 15 anni...
- Non è che avete anche la soppressa?
- Certo, la vuole con l'aglio o dolce?
Che meravigliosa risposta, musica per le mie orecchie!

Alla fine il bottino è stato importante: oltre all'Asiago mezzano e stravecchio, anche un bel pezzo di soppressa ed un formaggio delizioso di loro produzione, il Campofiorito: si sgrana un po' come il parmigiano -ed infatti si può grattugiare sulla pasta sostituendolo, ed è estremamente profumato e saporito. Non resta asciutto in bocca, ma si scioglie quasi tra lingua e palato, come se si sentisse la burrosità della panna.
L'ho amato subito.
Ovviamente ho preso due di tutto, e la domenica seguente nonna si è fatta una bella polenta per accompagnare quelle meraviglie: sono stata proprio contenta, perché sono sicura che ha rifatto col pensiero lo stesso balzo indietro che avevo fatto io.
Ed ora so di avere il mio "spacciatore" proprio sotto casa!
Di seguito vi riporto le "schede" dei prodotti acquistati.

Per informazioni varie legate all'azienda vi lascio di seguito tutti i riferimenti che mi hanno indicato e che ritrovate anche sul sito internet La Bottega del Baffo

- Negozio a via V. Veneto 91 Abbiate Guazzone -Tradate (Va)
- 2a domenica del mese P.zza XXV Aprile, Cassano Magnago (Va)
- 3a domenica del mese P.zza Repubblica, Varese
- 4a domenica del mese Centro storico di Gavirate (Va)
- 2° e 4° sabato del mese mercatini di Caronno Pertusella (Va)
- Consegne a domicilio nel Varesotto e dintorni (magari in quel caso organizzare 2-3 famiglie per un mini gruppo d'acquisto).
- Si stanno infine organizzando per effettuare anche spedizioni nel resto d'Italia.


Campofiorito

CAMPOFIORITO (FORMAGGIO DI PRODUZIONE PROPRIA)
Questo formaggio viene prodotto con il latte d’ alpeggio del periodo primaverile. Viene stagionato dai 12 ai 16 mesi e proprio durante la stagionatura assume il suo sapore deciso ma particolarmente dolce al palato. La sua pasta di color giallo intenso, e molto friabile. Perfetto da gustare abbinato a marmellata o miele di castagno, polenta, a scaglie su qualsiasi menù .Prodotto con latte vaccino, fermenti lattici, sale , caglio. Crosta non edibile.
Peso della Forma 8/9 kg.


Asiago d'allevo mezzano DOP

ASIAGO D'ALLEVO MEZZANO D.O.P
L’asiago d’allevo mezzano, si distingue per il suo gradevole gusto appena saporito, ha una pasta compatta con poca occhiatura di media garandezza, con colore ambrato se prodotto nei mesi estivi, bianco se prodotto nei mesi invernali. Stagionatura da 90 a 180 giorni. Crosta liscia e regolare.
Prodotto con latte vaccino, sale caglio.
Peso per forma 8/10 kg.


Asiago d'allevo stravecchio DOP

ASIAGO D'ALLEVO STRAVECCHIO D.O.P
La sua stagionatura può variare dai 12 mesi ai 3 anni e oltre.
La lunga stagionatura gli conferisce un sapore decisamente piccante e saporito. La sua pasta è friabile con  occhiatura sparsa di piccole dimensioni, color paglierino leggermente ambrato. Prodotto con latte vaccino, sale ,caglio.
Crosta liscia con scalzo marchiato Asiago.
Peso per forma 8/10 kg.


Soppressa con aglio

SOPRESSA CON AGLIO
Viene preparata esclusivamente con carni selezionate italiane con la sola aggiunta di sale marino e pepe. Prodotta artigianalmente senza l’aggiunta di derivati del latte. Per permettere alla carne di mantenere inalterata la sua morbidezza viene lavorate dopo 25/36 ore dalla macellazione. Insaccata in budello naturale e legata ancora a mano con spago. La stagionatura può variare dai 60 ai 120 giorni  in proporzione del suo peso. Prodotto  che mantiene una  pasta morbida , profumo aromatico e sapore delicato.




Spero di aver dato un minimo l'idea di quanto splendidi siano questi prodotti, e di avervi invogliati a provarli.
Per quanto mi riguarda sono parte della mia infanzia, ed aver avuto la fortuna di ritrovarli finalmente ad un tiro di schioppo da casa è una gioia che non so descrivervi.

collage formaggi

P.S: col Campofiorito, oltre che consumarlo così, ci è scappata anche una ricetta... Pazientare...:o)