Tajine Emile Henry
Ecco.
Sì, lo so, non ha senso scrivere ecco e piantar lì tutto così, però l'alternativa era una parolaccia (scegliete voi quale), quindi mi pareva più carino e meno sboccato scrivere ecco.
Il motivo?
Quando sono stata a San Francisco lo scorso ottobre non sapevo dell'esistenza del locale Tartine: non è detto che sarei riuscita ad andarci, visto che non sono riuscita comunque a vedere tutto ciò che mi ero prefissata, ma almeno ci avrei provato!
Pochi mesi dopo, mi ritrovo a guardare un video di pochi minuti che mi fa aumentare la salivazione a livello di guardia e appena scoperto che quel locale sta proprio a San Francisco, son partiti gli....ecco.
Ho cercato di rimediare in extremis, comprandomi il libro, ma certo non è la stessa cosa: sono riuscita ad andare da Boudin, altro locale famosissimo, ma avrei volentieri fatto il paragone tra i due...
Va beh, ormai inutile piangere sul locale perduto: ho cercato di recuperare il lievito madre che avevo usato con enorme profitto per realizzare le colombe e che avevo dimenticato fuori dal frigo per luuuuuuuunghe giornate... Appena mi è arrivato il libro ed ho visto che c'erano diverse preparazioni con lievito naturale, si è accesa la lampadina: non l'ho più rinfrescato, l'avrò perso per sempre, mi sono detta.
Ho voluto giocarmi l'estremo tentativo, facendogli un bel bagnetto in acqua tiepida con un po' di zucchero: addormentato, pareva dar qualche debolissimo segno di vita... Dopo svariati giorni di rinfreschi, tepore e cure, sembrava pronto per tentare l'avventura e così... il pane del Tartine chez moi (o qualcosa di lontanamente simile).
Per chi fosse interessato all'acquisto del libro -sì, questo post è anche un suggerimento da infilare dritto dritto nella rubrica "letto, fatto!", ultimamente un po' trascurata- (molto bello: oltre alle ricette di pani si trovano anche preparazioni in cui utilizzarlo):
Titolo: TARTINE BREAD (libro in inglese)
Autore: Chad Robertson
Casa Editrice: Chronicle Books
Costo: 27 euro circa (acquisto online su Amazon.it QUI)
Avviso: tutto il procedimento viene spiegato e fotografato realizzandolo a mano. Se non avete una planetaria è quindi comunque realizzabile, ma ci vuole un minimo di manualità.
Avviso 2: tutti i tempi di riposo e lievitazione sono puramente indicativi. Dipendono dalla forza del vostro lievito, dalla farina, dall'acqua, da come impastate, dalla temperatura della cucina,... Dovete saper essere elastici e regolarvi.
Avviso 3: il pane finale è davvero molto buono, ma devo avvisarvi che il procedimento è lungo e soprattutto richiede la vostra presenza in casa per tutto l'arco della preparazione, a causa di diverse manipolazioni da effettuare a distanza di mezzore o qualche ora. Non è decisamente un impasto che si fa e si lascia lì, quindi se decidete di mettervici, sappiate che dovete scegliere un giorno da dedicargli.
PANE DEL TARTINE
Ingredienti per una pangotta
100-150 gr di lievito naturale già pronto (rinfrescato ad intervalli regolari di circa 4-5 ore per qualche giorno e poi un paio d'ore prima dell'uso)
350 gr di acqua naturale
400 gr di farina bianca forte per pane*
100 gr di farina integrale*
10-12 gr di sale
(altri 25 gr di acqua in un secondo momento)
* nel mio caso 500 gr di Petra 3 del Molino Quaglia
Preparazione
Versare nella ciotola della planetaria il lievito e l'acqua: con una forchetta scioglierlo bene.
Unire tutta la farina ed iniziare ad impastare col K: quando l'impasto sarà omogeneo (qualche minuto), spegnete, coprite con pellicola e lasciate riposare dai 25 ai 40 minuti.
A questo punto aggiungete d'un colpo il sale ed i 25 gr di acqua: mescolate sempre col K (se lo fate a mano infilate la mano umida nella ciotola, recuperate l'impasto dal basso e portate il lembo in alto, rimboccandolo: proseguite così fino a che il tutto sarà omogeneo).
A questo punto dovrete coprire sempre con pellicola e lasciar riposare in luogo tiepido ed al riparo da correnti -forno scaldato leggermente, per esempio- per mezzora circa: riprendete l'impasto, recuperate con una spatola l'impasto dal fondo della ciotola e ripiegatelo al centro, rabboccandolo.
Fate questo movimento per tutto l'impasto, ruotando la ciotola, poi coprite e rimettete nel forno a riposare. Dovrete procedere così per le prime due ore, piegando l'impasto ogni 30 minuti: lasciate poi riposare, senza più toccarlo, per altre 2 ore, per un totale di 4 ore di lievitazione.
A questo punto dovete infarinare il piano di lavoro, rovesciarci sopra l'impasto e, con l'aiuto di un tarocco, dare diverse pieghe, così che l'impasto acquisti forza e diventi più facilmente manipolabile..
Poi iniziate a dare le pieghe come per la Pizza Bonci, diverse volte, intervallandole con queste, finché non vedrete che l'impasto cambia consistenza acquisendo nervo.
Purtroppo non potevo fotografare questi passaggi perché o tenevo la reflex o impastavo il pane...
Infarinate bene un canovaccio da cucina e mettetelo dentro un contenitore adatto alla quantità di impasto (un cestino, una ciotola,...). Riponete a lievitare sempre nel forno tiepidino, coperto con un canovaccio non a diretto contatto col pane.
Nel mio caso la lievitazione, fino a raddoppio, è stato di 3 ore.
Passato questo tempo, se il vostro impasto non è ancora ben lievitato, proseguite nell'attesa: se invece è raddoppiato di volume e bello gonfio, procedete.
Accendete il forno al massimo (che per i forni di casa solitamente vuol dire 250°C) e mettete al suo interno il contenitore in cui volete cuocere il pane.
Nel libro si parla di dutch oven, letteralmente forno olandese, che poi altro non è che una padella in ghisa con coperchio: dopo aver provato diversi metodi di cottura nei forni casalinghi, l'autore ritiene che questo sia in assoluto il migliore, al punto da faticare a distinguere il pane del forno con quello casalingo.
Io non ho pentole in ghisa, ed ho optato per usare le terracotte Emile Henry: accumulano benissimo il calore, lo mantengono a lungo, lo rilasciano gradualmente. Mi pareva la soluzione migliore.
Praticamente ho usato la base della tajine e come coperchio una cocotte, così che la camera di vapore fosse bella alta: la prossima volta voglio provare usando proprio il coperchio della tajine stessa.
I tegami che userete devono arroventarsi col forno, quindi metteteli dentro appena lo accendete e lasciateli finché non sarà a temperatura.
A quel punto (con estrema attenzione), prelevate la padella, rovesciateci dentro il pane lievitato il più delicatamente possibile, incidete la superficie -così che col vapore il pane possa sviluppare completamente-, coprite col coperchio ed infornate per 20 minuti.
Passato questo tempo, levate il coperchio e cuocete, sempre a 250°, per altri 20-25 minuti.
Una volta cotto, lasciatelo raffreddare su una gratella.

